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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 15 settembre 2013: Vangelo di Luca (15,1-32) con meditazione

XXIV Domenica del tempo ordinario - Anno C
"C'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte"
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova?
Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.

Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.
Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».


MEDITA

Il brano del Vangelo odierno riporta due parabole che vengono definite dagli esegeti “le parabole della misericordia divina”.
Va evidenziato subito il contesto in cui Gesù le pronunzia: quando tutti i pubblicani e peccatori vanno da lui per ascoltarlo e i farisei e gli scribi stigmatizzano questo comportamento, mormorando: "Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. In merito va ricordato il principio di alcuni rabbini farisei, secondo il quale l’uomo non si deve accompagnare a un empio, neppure per condurlo allo studio della “ Legge”. Per loro il peccatore in quanto tale non è mai oggetto dell’amore divino; lo è dopo la sua conversione. Gesù capovolge questa mentalità, mostrando che anche il peccatore è oggetto dell’amore divino.
Le due parabole mettono in risalto la preoccupazione, l’attenta e premurosa cura nella ricerca della pecorella smarrita e della dramma perduta; ma esse principalmente mirano ad evidenziare la gioia che pervade il cuore allorché si dà il loro ritrovamento; gioia che è così grande che deve essere raccontata agli altri. Invero l’immagine del pastore che va in cerca delle pecore smarrite è presente nell’Antico Testamento ed è adoperata per esprimere l’amore di Dio nei riguardi del suo popolo (cf Ez 34,1- 31). Ciò che è particolarmente originale e nuovo nella parabola narrata da Gesù è la gioia del pastore per il ritrovamento della pecora smarrita e l’atteggiamento nei suoi confronti :
Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.
Il pensiero fondamentale delle due parabole è che in cielo, per Dio, vi è più gioia per un peccatore che si converte che per la perseveranza di novantanove giusti, che non hanno bisogno di convertirsi. Certamente Gesù non vuole dire che un peccatore che si converte ha davanti a Dio maggiore valore delle persone giuste. La gioia di Dio per la conversione del peccatore è grande perché Egli non si compiace della morte del peccatore, ma desidera che si converta e viva (cf Ez 18,23). Peraltro c’è da chiedersi se effettivamente esistano giusti che non abbiano bisogno di conversione. Nell’espressione di Gesù si può leggere una sua puntata ironica nei riguardi della pretesa giustizia dei farisei. In effetti Egli utilizza un’espressione paradossale per condannare la mentalità di certi farisei. Il senso della gioia per la conversione di un solo peccatore è in contrasto con l’arrogante presunzione dei farisei che si reputano giusti.
Come è ovvio, il pieno significato delle due parabole si ha in rapporto all’amore di Gesù verso i peccatori. Esse intendono giustificare il suo amore verso i peccatori. La sua missione è quella di cercare e salvare ciò che era perduto (cf Lc 19,10). Essa corrisponde alla volontà salvatrice di Dio.
Le due parabole sono la prova che Dio è sempre in cerca del peccatore come il pastore va in cerca della pecora che gli era sfuggita, come la donna va in cerca della dramma perduta.
Dio ci ama, benché noi siamo peccatori; Egli è misericordia e perdono. Cosi ce lo presenta Gesù; così dobbiamo annunziarlo anche noi. C’è tanta gente che attende di ascoltare questo messaggio di amore.
“Gesù è venuto a rivelare il volto misericordioso del Padre, che guarisce e perdona. Cristo rivela Dio che è Padre, che è “amore”, come si esprimerà san Giovanni nella sua prima lettera; rivela Dio “ricco di misericordia”, come leggiamo in san Paolo. Tale verità, più che tema di un insegnamento, è una realtà a noi resa presente da Cristo.
Rendere presente il Padre come amore e misericordia è, nella coscienza di Cristo stesso, la fondamentale verifica della sua missione di Messia” (cf Dives in misericordia, 3).

Si ringrazia per la meditazione: www.odigitria.it
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"Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu"
Don Giussani

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