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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Santi che vorrei ...

Uomini semplici e folli. Folli perché innamorati della vita e del suo Vivente Creatore e Signore. Semplici come Dio e le sue creature.

G.K. Chesterton fu erede di san Tommaso d'Aquino sia per le notevoli dimensioni esteriori del suo corpo, sia per quelle molto più vaste ed interiori dell'anima. La loro mole corporea, infatti, ospitò e servì con grande fatica l'enorme creatività delle loro anime, anzi forse proprio in previsione di ciò furono forniti dal Creatore di un corpo così grande.
Erede anche in spirito col quale penetrò a tal punto il segreto e la forma di san Tommaso che scrisse una tra le migliori introduzioni e sintesi del suo pensiero secondo Etienne Gilson. Complimento non da poco, se consideriamo le nazionalità di chi lo fece e di chi lo ricevette ed il fatto che l'uno era uno specialista, mentre l'altro un semplice giornalista.
Ma il capolavoro assoluto della sua sterminata produzione è senza ombra di dubbio Ortodossia, vera e propria apologia del senso comune e del bel ragionamento: Taluni hanno preso la stupida abitudine di parlare dell'ortodossia come di qualche cosa di pesante, di monotono e di sicuro. Non c'è invece, niente di così pericoloso e di così eccitante come l'ortodossia: l'ortodossia è la saggezza, e l'esser saggi è più drammatico che l'esser pazzi; è l'equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio, che pare si chini da una parte, si spenzoli da quell'altra, e pure, in ogni atteggiamento, conserva la grazia della statuaria e la precisione dell'aritmetica.
E ancora: Pazzo non è chi ha perso la ragione, ma chi ha perso tutto fuorché la ragione.

"Nella illustre schiera dei grandi personaggi, che con la loro fama e la loro gloria hanno onorato il cattolicesimo in tanti settori ma specialmente nelle lettere e nelle belle arti, lasciando immortali frutti del loro ingegno e rendendosi altamente benemeriti della civiltà e della Chiesa, occupa un posto assolutamente particolare Dante Alighieri..."
Con queste parole encomiastiche ha inizio l'enciclica In Praeclara Summorum che Benedetto XV ha dedicato a Dante Alighieri in occasione del sesto centenario della sua morte (1321-1921). Fortuitamente e con mia grande sorpresa ho scoperto questa enciclica minore e ignota ai più, ma che mi permette di formulare il desiderio di vedere l'Alighieri ascendere alla gloria migliore e incorruttibile degli altari con sconsiderata incoscienza.
Papa Benedetto XV ritenne che il genio universale e padre della lingua del sì, meritasse l'onore di esser fatto oggetto di una intera Lettera Enciclica del Vicario di Cristo, solo perché la sua arte mostra lo splendore della fede Cristi.

Hans Urs von Balthasar, nel secondo volume di Gloria sceglie dodici figure eminenti che mostrino un caleidoscopio della bellezza del cristianesimo: Ireneo, Agostino, Dionigi, Anselmo, Bonaventura, Dante, Giovanni della Croce, Pascal, Hamann, Solov’ëv, Hopkins, Peguy sono convocati attraverso i secoli dal Balthasar in un cenacolo quali testimoni che la Gloria rifulgente sul volto di Cristo non spegne ma esalta l'irriducibile differenza dello stile di ciascuno. E fra questi magnifici dodici campioni, proprio Dante è stato convocato, preferito al sommo maestro della scolastica, Tommaso. Ma perché con Dante, Balthasar ne convoca almeno cento altri, da Virgilio a Catone, da Tommaso a Bernardo, fino all'anima amata di Beatrice, grazie al cui volto potrà contemplare Dio.
Che dire ancora, mi limito a ricordare che la stessa Liturgia cattolico-romana ha adottato le prime sette terzine del Canto XXXIII del Paradiso Vergine madre, figlia del tuo figlio quale inno per l'Ufficio delle Letture della solennità dell'Assunta.

Adrienne Speyr nacque protestante, divenne medico e grazie all'incontro con l'allora gesuita Balthasar, si convertì al cattolicesimo, ricevendo il battesimo nella solennità di Ognissanti del 1940. Da allora la Speyr fu letteralmente invasa da grazie mistiche, di cui lei non era la destinataria unica, ma un semplice canale di trasmissione per la chiesa e per il mondo. Ciò fu reso possibile dalla presenza accanto a lei del Balthasar. Il rapporto Speyr-Balthasar fu molto più che il rapporto tra un'anima cristiana ed il suo direttore spirituale, fu questo e molto più. I doni mistici ricevuti dalla Speyr, una vera e propria pentecoste personale, ebbero il loro centro nella sua partecipazione annuale alla passione, crocefissione, discesa agli inferi e resurrezione di Gesù Cristo. Tale concentrazione della sua esperienza mistica sul dato oggettivo del mistero cristiano, plasmò interiormente la teologia del Balthasar.
I Padri della Chiesa insegnano che "chi prega è teologo". Il Balthasar pensò una teologia orante, non fatta a tavolino ma in ginocchio; non tanto riducendo la preghiera ad un oggetto specifico della riflessione teologica, come fa la teologia spirituale, ma creando una vera e propria Cattedrale del pensiero cristiano che fosse "luogo di Dio" (Gen 28,16); ciò fece risplendere dall'interno, per inabitazione dello Spirito Santo, la Summa da lui scritta in forma di Trilogia: Gloria, Teodrammatica, Teologica.
Egli fu capace di parlare di Dio all'uomo contemporaneo (teologo), perchè parla a Dio da uomo concreto (orante), ed il suo parlare a Dio sgorga dall'ascoltare il Dio che si rivela all'uomo in Gesù Cristo (credente).

Chi lo desidera può scrivere al vescovo di Basilea, luogo in cui Adrienne von Speyr e Hans Urs von Balthasar sono morti, per chiedere e sostenere l'apertura del processo canonico di beatificazione. L'indirizzo è il seguente:
Bischöfliches Ordinariat
Baselstrasse 58
4501 Solothurn
Casella postale 216

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