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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco, pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione, pro nationum concordia, pro principibus christianis, pro tranquilitate populorum, ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 20 gennaio 2013: dal Vangelo secondo Giovanni (2,1-12)

II domenica del Tempo Ordinario - Anno C
"Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”
In quel tempo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”.
E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”.

Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”.
Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono là solo pochi giorni.


COMMENTO
Il brano del Vangelo odierno tratta del primo miracolo o segno operato da Gesù. Per comprenderne adeguatamente la portata dobbiamo fare una brevissima annotazione sul ruolo che hanno i miracoli nel Vangelo di Giovanni.
Giovanni al contrario degli altri evangelisti non considera i miracoli come atti di potenza o di onnipotenza; egli è interessato piuttosto a cogliere il significato del segno o del miracolo. Nell’Antico Testamento il segno rivela l’identità di qualcuno, in particolar modo l’identità dell’inviato da Dio. Si comprende cosi che i giudei, allorché chiedono a Gesù dei segni:“Quale segno ci mostri tu…? Quale segno… tu fai perché possiamo crederti”? ( Gv 2,18;6,30), domandano una legittimazione della sua attività messianica. Gesù risponde a questo loro interrogativo indicando che i segni o i miracoli da lui compiuti mostrano la sua messianicità, ma che essi trascendono questa preoccupazione puramente apologetica. I segni che egli compie mirano anche a illuminare, a illustrare gli aspetti particolari della sua missione.
Nel Vangelo di Giovanni dopo il capitolo 5 il segno cede il posto alle “opere”. Segni ed opere si identificano, sono dei miracoli. Ma mentre il segno è volto a rilevare la messianicità di Gesù, le “opere” sono rivelatrici dell’azione del Padre in Gesù e quindi in Gesù suo Figlio.
Alla luce di questa previa annotazione vogliamo esaminare il miracolo operato da Gesù a Cana in occasione di una festa di sposalizio.
Diciamo subito che al centro della scena c’è Gesù. L’accento è messo su di lui. Tutto, e non soltanto il miracolo, è proteso a rivelare il suo mistero, la sua identità:la festa nuziale, l’acqua, il vino, l’intervento di Maria. Anche la risposta di Gesù alla madre mira a dar luce alla sua identità, alla sua missione. Infatti i rapporti di parentela anche con la madre non possono alterare il disegno del suo ministero: Gesù deve fare la volontà del Padre. Egli si pone fuori dei rapporti naturali di famiglia, come peraltro esige dai suoi discepoli (cf Mt 19,29). Anche le parole di Maria “fate quello che vi dirà” mettono in risalto la sovranità di Gesù e di per sé non la richiesta da parte di Maria.
Tenendo conto che in ogni segno o miracolo Giovanni vede diversi aspetti teologici, vogliamo sottolinearne alcuni relativi al miracolo di Cana.
Il miracolo è ambientato nel contesto sposalizio. Ora nell’Antico Testamento le nozze servono a simboleggiare i giorni messianici ( cf Is 54,4-8; 62,4-5). Gesù stesso si rifà ai simboli delle nozze e del banchetto ( cf Mt 8,11; 22,1-14; Lc 22,16-18).
Il vino, la sua abbondanza – le sei idrie erano piene sino all’orlo- mettono in luce la dignità messianica di Gesù e presagiscono la sovrabbondanza che caratterizzerà il tempo della salvezza. Nel miracolo si vede la realizzazione, la concretizzazione del simbolismo dell’Antico Testamento, secondo il quale nel tempo messianico le montagne stilleranno il vino e le colline il mosto (cf Am 13,14 ;Gl 2,23-24). L’abbondanza del vino,la sua qualità sorprendente sono immagini tese ad esprimere la gioia dei tempi messianici. Sono arrivati i tempi nuovi. Gesù porta il “nuovo” e il “meglio”.
Ma si può dire che il significato principale del miracolo è da riscontrarsi nell’affermazione che Cana segna l’inizio dei miracoli per mezzo dei quali Gesù rivela la sua gloria. E’ caratteristico che il primo miracolo (Gv 2,11) e l’ultimo (Gv 11,40) siano contrassegnati dal riferimento alla gloria. Con ciò si vuole far vedere che l’intera vita di Gesù è presentata come una manifestazione della sua gloria, la quale brillerà nell’ultima “ Ora”, sulla croce, dove si dà la sua donazione totale del suo amore sponsale: è l’ora stabilita dal Padre.
Giovanni ci dice che i suoi discepoli credettero in lui. Il miracolo fece nascere in loro la fede, ma allo stesso tempo fece loro vedere il significato profondo del miracolo stesso

Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.
(dal Salmo 95)

Si ringrazia la fonte: www.odigitria.it

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