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Maria è pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE

Domenica 16 settembre 2012: dal Vangelo secondo Marco (8,27-35)

 XXIV domenica del Tempo Ordinario - Anno B.
"Chi dice la gente che io sia?"
Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: “Chi dice la gente che io sia?” Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti”. Ma egli replicò: “E voi chi dite che io sia?” Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”.
E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno. E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perde la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà.


COMMENTO
Nel Vangelo odierno si dà la prima predizione della passione da parte di Gesù. Le altre due seguono: l’una dopo la guarigione dell’epilettico (Mc 9,31), l’altra nell’ultima salita verso Gerusalemme (Mc 10,32-34). In queste predizioni si dà un crescendo: l’annuncio diventa sempre più chiaro. Esso è collegato con quello della risurrezione, ma nella descrizione fattacene da Marco si nota in modo particolare la preoccupazione di evidenziare che la salvezza passa attraverso la croce. In queste predizioni Gesù rivela la sua identità di messia. La rivelazione ha un aspetto drammatico: la morte in croce non è una fatalità, ma rientra nel piano di Dio.
Il Gesù del Vangelo odierno è il Gesù che fa “ apertamente” il discorso sulla sua passione; ma è il Gesù solo, incompreso dalla folla che lo segue, incompreso dagli stessi discepoli. Ne è prova il comportamento di Pietro. Egli riconosce in Gesù il messia: “Tu sei il Cristo”; ma non accetta la via della croce. Pietro è incapace di accettare un messia crocifisso. Gesù lo ricetta da sé, chiamandolo “satana”. “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Pietro è considerato come satana tentatore che cercava di indurre di Gesù all’inizio della sua vita pubblica a prendere la via del messianismo trionfante ( Mt 4,3.8-10).
Un particolare da evidenziare è l’esplicita proibizione imposta da Gesù ai discepoli di parlare della sua messianicità. Tale proibizione è presente anche nel Vangelo di Matteo e di Luca. In Marco ha una caratteristica particolare; essa costituisce il cosiddetto “segreto messianico”. Tutti volevano Gesù messia glorioso, politico. Il “segreto messianico” esprime la volontà obbediente di Gesù di andare alla croce secondo il progetto del Padre. Con il segreto messianico Marco sottolinea la necessità della passione.
Dopo l’annunzio della passione Gesù precisa che il suo destino di sofferenza coinvolge anche la vita del discepolo. Sono forti ed esigenti le sue parole: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perde la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà”.
Il discepolo deve prendere la sua croce perché è chiamato ad essere fedele a Cristo e al Vangelo; è la fedeltà alla sua identità di credente in Cristo.
La puntualizzazione di Gesù: “chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perde la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” non va intesa in un senso dualistico, vale a dire nel senso che occorre rinunciare alla vita terrena per guadagnare quella celeste. Gesù non domanda la rinuncia alla vita presente per guadagnarne un’altra. Egli esige che venga cambiato il progetto di questa vita. L’opposizione è tra il progetto dell’uomo e il progetto di Dio. E’ in gioco tutta l’esistenza, il modo di concepirla e di viverla. Si tratta di una conversione che coinvolge la propria mentalità, i criteri fondamentali di giudicare e di vivere. --------------------------------------------------------------------------------

RIFLESSIONE
L’interrogativo ben preciso“E voi chi dite che io sia?” è rivolto anche a ciascuno di noi. Quale Gesù cerchiamo? Vogliamo accettare veramente Gesù messia umile crocifisso che ha capovolto tutti i progetti umani di salvezza e con le beatitudini ci ha rivelato una nuova scala di valori, tutta diversa da quella che propone il mondo, la quale in realtà non rende felice la nostra vita? E’ una domanda alla quale non possiamo sottrarci.
Gesù ci invita a perdere la vita per lui e per il Vangelo al fine di salvarla. E’ un invito che a prima vista appare incomprensibile e irrealizzabile. Gesù vuole dirci semplicemente che si danno due modi di intendere la vita. La prima punta sul possesso, sull’egoismo. La seconda è quella che, modellandosi su di Lui, si apre alla donazione, all’amore, alla solidarietà. La prima scelta affascina, ma lascia vuoti, perché l’uomo nel fondo della sua struttura è costituito con la tensione verso l’amore. La seconda concepisce la vita come donazione, come amore motivato dall’esempio di Gesù, ed è quella che veramente realizza l’uomo nella sua pienezza.

Amo il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.
(dal Salmo 114)


Si ringrazia la fonte: www.odigitria.it

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