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✠ "Tu affidati a Maria, Madre nostra, pozzo d'amore ove l'anima in Cristo s'immerge"
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
Orate fratres Deum pro Pontificem Maximo Francisco,
pro exaltatione Sanctae Ecclesiae ac haeresum extirpatione,
pro nationum concordia,
pro principibus christianis,
pro tranquilitate populorum,
ut omnes una aeternis gaudiis tandem perfruamur.
Custodi nos Domine ut pupilam oculi sub umbra alarum tuarum protege nos.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen.
Una frase del Vangelo per te:

San Giovanni Gualberto Abate e fondatore dei Monaci Benedettini Vallombrosani - 12 luglio

S. Giovanni Gualberto
Pare che il nobile fiorentino Giovanni Visdomini, nato verso il 990, avesse giurato di vendicarsi della morte del fratello, ma avendone incontrato l'assassino sul Monte alle Croci sarebbe stato mosso a compassione dalle sue implorazioni di pietà, risparmiandolo. Col cuore ancora in tumulto, Giovanni sarebbe andato a San Miniato al Monte, dove il crocifisso gli avrebbe annuito in segno di approvazione.
Giovanni avrebbe scelto allora di unirsi ai monaci di San Miniato, aggiungendo al suo nome quello del proprio padre, Gualberto. Qui le notizie biografiche si fanno più attendibili, e narrano che presto il fervore religioso del fiero giovane fu messo a dura prova dalla presa di coscienza che il convento di San Miniato e perfino la Curia fiorentina erano minate dalla piaga della simonìa. Indignato, Gualberto si sarebbe rifugiato inizialmente presso gli eremiti camaldolesi, per poi fondare nel 1038 un cenobio benedettino detto Vallombrosano dal luogo sulle pendici del Pratomagno dove pose la propria sede. La nuova Congregazione, fondata su austera vita comune, povertà, rifiuto di doni e protezioni, fu approvata da Papa Vittore II nel 1055 ed ebbe larga diffusione, soprattutto in Toscana e in Lombardia. Nella stessa Firenze i Vallombrosani si insediarono nei conventi di Santa Trinita e di San Salvi e quando nel Palazzo del Popolo i Priori presero il governo della città, fu nelle mani incontaminate di questi monaci che si scelse di porre il sigillo della Repubblica e le chiavi del tesoro. Giovanni Gualberto morì il 12 luglio 1073 a Passignano, uno dei monasteri che aveva fondato, e Celestino III lo canonizzò 120 anni più tardi. Nel 1951 Pio XII ha proclamato San Giovanni Gualberto patrono dei Forestali per il lavoro di cura dei boschi fatto dai monaci di Vallombrosa.

La Congregazione
Esiste il grande ordine Benedettino, al quale la maggior parte delle comunità monastiche fanno capo, formato da numerose congregazioni. Una congregazione è l'insieme di monasteri, facenti capo ad un monastero guida o casa madre. Il monaco è un uomo per il quale la relazione con Dio è ciò che conta di più nella vita. La preghiera è il legame privilegiato per vivere questa relazione.
Più volte al giorno, nell'Eucarestia e nella preghiera comune, egli prega ad alta voce insieme ai fratelli, radunati nella chiesa del monastero. Ma il monaco prega anche da solo, in silenzio, nutrendo la propria preghiera con la Lectio Divina, una forma di lettura della Bibbia, in cui il testo è accolto come messaggio personale, e non quale oggetto di studio: "tuttavia la Lectio Divina abbraccia con molta larghezza anche i Padri, la Tradizione, gli esempi e la dottrina dei Santi, la riflessione sempre viva della Chiesa nel corso dei secoli"; è questo il cuore della tradizione Benedettina. I momenti di solitudine con Dio, sono tanto necessari al singolo monaco quanto quelli comunitari.
San Benedetto afferma che per essere "veri monaci" bisogna vivere del lavoro delle proprie mani.
Nella sua Regola egli stabilisce con cura in quali ore i monaci devono "attendere alle cose di Dio" e in quali si dedicheranno "al lavoro necessario". Le varie comunità sono organizzate in modo tale che ciascuno possa collaborare al bene comune secondo le proprie doti e capacità. I lavori destinati a sopperire ai bisogni comunitari, possono svolgersi in vari settori: la liquoreria, la tipografia, la biblioteca, la sacrestia, la formazione dei monaci, la ricerca intellettuale. Come si è detto la tradizione monastica non è rappresentata unicamente dalla preghiera e dalla meditazione, ma, seguendo la regola: "Ora et Labora", anche dal lavoro è anche attraverso di esso che il monaco eleva la sua preghiera a Dio.

L'Abbazia di Vallombrosa
Giovanni Gualberto, monaco di San Miniato, giunse a Vallombrosa nel 1036. La foresta di castagni, abeti bianchi e faggi divenne subito meta di pellegrinaggio di chierici e laici, attratti dalla rigida vita monastica condotta e predicata da Giovanni Gualberto. Già nel 1039 la Badessa Itta donava il terreno per costruire il monastero e la chiesa, consacrata nel 1051, mentre nel 1055 Papa Vittore II riconosceva la Congregazione benedettina di Vallombrosa.
Ricostruito intorno alla metà del Quattrocento dall'Abate Francesco Altoviti, il monastero si arricchì notevolmente nel corso dei secoli, diventando tra i secoli XVII e XVIII un importante punto di riferimento per la cultura scientifica toscana. Intorno al 1578 sembra vi abbia soggiornato, per volontà del padre, Galileo Galilei, forse in qualità di novizio.
I vallombrosani condussero osservazioni meteorologiche per la rete meteorologica medicea (1654-1667), la prima istituita in Europa. Alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze sono conservati alcuni documenti (segnati "Strumenti di Vallombrosa negli anni '60 del XVII secolo da alcuni monaci, tra cui don Filiberto Casini e don Antonio Petreschi"), in cui si annotano le condizioni climatiche: «Continua il vento; grandissimo diaccio nel vivaio... nuvolo, vento, diaccio...».
Importantissime furono le ricerche botaniche. Da segnalare, tra Seicento e Settecento, l'attività di Virgilio Falugi e soprattutto di Bruno Tozzi, amico del grande botanico Pier Antonio Micheli e corrispondente dei maggiori botanici europei. Tozzi e altri monaci studiarono e raffigurarono con estrema perizia le essenze vegetali della regione.
Dopo la soppressione napoleonica del 1808, il monastero fu ripristinato nel 1815 per passare allo Stato nel 1866 come sede dell'Istituto Forestale Nazionale. I monaci benedettini tornarono a Vallombrosa solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Abbazia di Vallombrosa - Via San Benedetto, 2 - 50066 Vallombrosa (FI) - (Vedi mappa). Sito ufficiale: www.monaci.org
Ospitalità: si (contattare i monaci) info@evallombrosa.it - Tel. 055.862251 - Fax 055.862036.
Orario S. Messe periodo estivo (luglio e agosto) Feriali: 7:00; 10:00 - Festivi: 9:30; 11:00; 17:00; 18:00.
Orario S. Messe periodo invernale (da settembre a giugno) Feriali: 7:00 - Prefestivi: 16:30 - Festivi: 11:00; 17:00.

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