Franco, 11 dicembre 2014
Trovai questo foglietto davanti al mio negozio verso la fine dell'inverno 2009-2010, al termine di due intere giornate di pioggia battente. L'avevo notato di passaggio, bagnato, ormai sporco, calpestato dai passanti, come uno dei tanti foglietti che il vento trasporta. Immaginai che si sarebbe disfatto per via dell'acqua, ma non fu così. Lo avevo allontanato più volte con i piedi, ma ogni volta, inspiegabilmente, "riappariva" davanti all'ingresso del negozio. Pensavo: "Che strano, è ancora qui davanti."
Il vento forte che seguì alla pioggia lo aveva asciugato, rendendolo anche più leggero. Non avevo ancora letto quel che vi era scritto, finché non lo trovai girato: infine mi soffermai ormai incuriosito, a leggervi quelle parole che mi colpirono profondamente...
Abbandonai ancora lì per terra quel messaggio. Stranamente, nei due o tre giorni successivi il vento continuò ancora impetuoso, ma non lo trascinò via e io non riuscii a ignorarlo ancora. Era sempre lì, seppure un po' in disparte, quasi una presenza discreta, umile, e mi attraeva. Pareva dicesse al mio io: "Sono ancora qui, non ignorarmi." Non potei non sollevarlo ancora, e rileggerlo.
Cominciai a immaginarmi allora chi l'aveva scritto come una figura emaciata, dalla pelle avvizzita sotto la barba lunga, gli occhi spenti come tanti diseredati, quasi certamente alcoolizzato, malvestito, sporco. Dissi dentro di me: "Le suore! come ai vecchi tempi. Che bello". Pensai alle suore "Figlie della Carità" di Pontassieve, quelle di San Vincenzo de' Paoli. Mi chiesi anche se quella povera figura fosse andato dal medico, mentre riflettevo: "Lui ha un problema che io non ho, ha tanti problemi che io non ho. Chissà quante situazioni come questa ci sono al mondo." Sentivo di amarlo, mentre provavo compassione per lui. Conservo ancora quel foglietto.
Trovai questo foglietto davanti al mio negozio verso la fine dell'inverno 2009-2010, al termine di due intere giornate di pioggia battente. L'avevo notato di passaggio, bagnato, ormai sporco, calpestato dai passanti, come uno dei tanti foglietti che il vento trasporta. Immaginai che si sarebbe disfatto per via dell'acqua, ma non fu così. Lo avevo allontanato più volte con i piedi, ma ogni volta, inspiegabilmente, "riappariva" davanti all'ingresso del negozio. Pensavo: "Che strano, è ancora qui davanti."
Il vento forte che seguì alla pioggia lo aveva asciugato, rendendolo anche più leggero. Non avevo ancora letto quel che vi era scritto, finché non lo trovai girato: infine mi soffermai ormai incuriosito, a leggervi quelle parole che mi colpirono profondamente...
Abbandonai ancora lì per terra quel messaggio. Stranamente, nei due o tre giorni successivi il vento continuò ancora impetuoso, ma non lo trascinò via e io non riuscii a ignorarlo ancora. Era sempre lì, seppure un po' in disparte, quasi una presenza discreta, umile, e mi attraeva. Pareva dicesse al mio io: "Sono ancora qui, non ignorarmi." Non potei non sollevarlo ancora, e rileggerlo.
Cominciai a immaginarmi allora chi l'aveva scritto come una figura emaciata, dalla pelle avvizzita sotto la barba lunga, gli occhi spenti come tanti diseredati, quasi certamente alcoolizzato, malvestito, sporco. Dissi dentro di me: "Le suore! come ai vecchi tempi. Che bello". Pensai alle suore "Figlie della Carità" di Pontassieve, quelle di San Vincenzo de' Paoli. Mi chiesi anche se quella povera figura fosse andato dal medico, mentre riflettevo: "Lui ha un problema che io non ho, ha tanti problemi che io non ho. Chissà quante situazioni come questa ci sono al mondo." Sentivo di amarlo, mentre provavo compassione per lui. Conservo ancora quel foglietto.
