Nel corso dei secoli la teologia cattolica (mariologia) ha sviluppato varie forme di venerazione della Vergine, basandosi non su speculazioni astratte (gnostico-intellettuali), ma bensì su alcune tradizioni storico-religiose del Cristianesimo, come i testi dei santi e dei padri della Chiesa, nei quali Maria è presentata con vari titoli, come: "Madre della misericordia, Speranza dei disperati, Regina dei miseri, Mediatrice di tutte le grazie, Refugium peccatorum vivente,..."
San Cirillo d'Alessandria, Lettera 1, dalla memoria facoltativa della "Liturgia delle Ore di Rito Romano", 27 giugno: "Mi meraviglio oltremodo che vi siano alcuni che dubitano che la santa Vergine si debba chiamare Madre di Dio. Ed invero se nostro Signore Gesù Cristo è Dio, perché mai allora la santa Vergine che l'ha generato non dovrebbe chiamarsi Madre di Dio? I discepoli di Gesù ci hanno tramandato questa fede, quantunque mai adoperino questa formula. In questo senso siamo stati istruiti dai santi Padri."
San Bernardo di Chiaravalle, "De laudibus Virginis Matris": "[...] Ella apre l'abisso della misericordia di Dio a chi vuole, quando vuole e come vuole; così che non vi è peccatore, per quanto iniquo sia, il quale si perda, se Maria lo protegge." - e continua, dicendo che la maestà mariana non dev'essere fonte di timore o di vergogna nel pregarla (a causa dei propri peccati), al contrario: - "[...] Ma come potresti tu, Maria, ricusare di soccorrere i miseri, poiché sei la regina della misericordia? E chi mai sono i sudditi della misericordia, se non i miseri? Tu sei la regina della misericordia e io, essendo il peccatore più misero di tutti, sono il più grande dei tuoi sudditi."
