Nacqui nel 58, in una casa di basse grondaie dove un dottore non poté soffocare il mio primo grido quando mi consegnò nelle mani degli uomini. Mio padre e mia madre mi fabbricarono addosso un’ansia vasta, un inesplicabile ardore. Mi trovai un cuore solitario e troppo esposto. A 20 anni si aprì la porta splendente del coraggio. A 32 si alzò il vento per farmi valutare l’abisso. Sperimentai quante rive illusorie si incontrano prima di entrare in porto. Nello strappo di dolorosa fitta fu domato il mio orgoglio, così che la mia ombra non riuscì a cancellare la Sua orma. 22 anni fa, dopo sconfitte ignote, ho ereditato un angolo di terra. Un cantiere dove c’è polvere e terra, fango e neve. Vivo nel sodalizio arcano di un’antica Pieve, di un mandorlo e di un pozzo, come chi, inginocchiato controvento, tenta di radunare un magro fuoco. Il mandorlo continua a fiorire e a dare frutti, mentre al pozzo vengono ad attingere viandanti da ogni dove. Il resto accadrà, desiderato e maturato dentro gli anni.