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UN PASSO DEL VANGELO PER TE
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Sull'orlo di un duplice abisso

Teologia e spiritualità monastica nei diari di Divo Barsotti. "Sull’orlo di un duplice abisso" è il primo studio sull’intero corpus dei diari pubblicati da don Divo Barsotti. Il libro rappresenta un’opportunità di approfondimento sistematico del tesoro prezioso che i diari racchiudono, o di scoperta per coloro che ancora non li conoscessero.

SULL'ORLO DI UN DUPLICE ABISSO di Stefano Albertazzi - Edizioni S. Paolo - pp. 454 (Brevi estratti)
pg 46 - Introduzione ai diari - (...) Sin dall'inizio Barsotti ha mostrato di privilegiare questo genere letterario (i diari) per la sua palese diffidenza nei confronti di certa teologia e più in generale del pensiero di carattere sistematico. Nel diario del 1994 afferma: "Scrivere un sistema sembra presunzione di chi voglia abbracciare tutta la realtà. Nel sistema la realtà è come congelata, non è più viva".
pg 52 - Dalle note - (...) "tutti i miei scritti sono e vogliono essere uno scavo, un tentare continuamente il mistero".
pg 55 - Introduzione ai diari - (...) Egli continua la stesura dei diari pur sapendo che essi possono diventare per lui "un grave atto di accusa" e "una sentenza di severa condanna": la grandezza della vocazione che ha ricevuto da Dio diventa sempre più un'accusa alla sua povertà. Nel giudizio gli verrà domandato conto di ogni sua parola e ogni parola che non si sarà incarnata nella sua vita lo condannerà: nonostante il sentimento della propria indegnità gli rimane però la speranza che Cristo lo salvi, non solo con la sua Parola, ma ancor più con il suo silenzio, capace di "inghiottire" in sé tutte le parole dell'uomo.

Divo Barsotti - Di Serafino Tognetti

Edizioni San Paolo - Comunità dei figli di Dio - Centro Culturale San Paolo: Auditorium Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Via Folco Portinari n. 5/r - (Fi)

Martedì 11 dicembre 2012 ore 18,30 presentazione del libro: Divo Barsotti - Il sacerdote, il mistico, il padre
di Padre Serafino Tognetti.

Intervengono:
Andrea Fagioli (Moderatore) Direttore di Toscana Oggi e Rappresentante dell'Editore Direzione delle Edizioni San Paolo.
Andrea Riccardi (Relatore) Fondatore della Comunità S. Egidio e Ministro della Cooperazione Internazionale e l'Integrazione.
Serafino Tognetti (Autore) Monaco della Comunità dei figli di Dio.
Presenzieranno Mons. Giuseppe Betori (Vescovo di Firenze) e altre personalità.
Ingresso libero

L'opera è una completa biografia di Don Divo Barsotti, che integra cronologicamente numerosi appunti e meditazioni del padre, determinanti per comprendere pienamente la spiritualità e la santità, ma anche il travaglio interiore, del sacerdote fiorentino riconosciuto come il più grande mistico del '900.

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Don Divo Barsotti: La fuga immobile. Diario spirituale

Vedi anche: Le opere di Don Divo Barsotti
(Biblioteca di Casa San Sergio)

È il diario (un capolavoro di spiritualità) che fece conoscere il giovane don Divo Barsotti all’estero. Dopo aver letto questo testo, contenente lampi di intuizioni spirituali geniali e originalissime, Hans Urs Von Balthasar volle fare la prefazione all'edizione in lingua tedesca, e scrisse: "Don Divo Barsotti regala alla spiritualità cristiana uno splendore inaudito, una forza sorgiva e fresca".

LA FUGA IMMOBILE - Diario spirituale 1944-1946 - Edizioni S. Paolo - pp. 238
Estratto dalla parte seconda - 1945
21 aprile - I movimenti religiosi quando fanno capo a una istituzione permanente, se si irrigidiscono, danno luogo a una società chiusa nella società aperta che è la Chiesa di Cristo - una piccola Chiesa nella Chiesa. [...]. La forza divina della carità che è stata il principio del movimento sul suo sorgere, ha abbandonato poi l'istituzione che si è retta non più sull'amore vivo, ma sulla legislazione, sulle costituzioni. Sento che è necessaria come una nuova Pentecoste: lo Spirito di Santità deve creare un movimento religioso aperto, vigoroso eppur semplice - immenso. [...].
Don Divo Barsotti, da "La fuga immobile"

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Divo Barsotti: il sacerdote, il mistico, il padre. Di Cristina Siccardi

Ci sono state anime che hanno vissuto il Concilio Vaticano II con serena aspettativa e che hanno letto, esaminato ed elaborato uno per uno i 16 documenti dell’Assise. Dalle speranze sono, però, amaramente passati alla constatazione della realtà: con l’intento di consegnare alla Chiesa una nuova pastorale si è dato uno spazio smisurato all’uomo, accantonando Dio. Fra queste anime emerge quella mistica di don Divo Barsotti (1914-2006).

Ma chi era il fondatore dei Figli di Dio?
Finalmente uno dei suoi figli, padre Serafino Tognetti, ce lo rivela grazie ad un profilo a tutto tondo, proposto nel suo libro: Divo Barsotti. Il sacerdote, il mistico, il padre (San Paolo Editore, Cinisello Balsamo (MI) 2012, pp. 405).

«Dobbiamo essere grati a padre Serafino Tognetti per il dono che ci fa con questo libro. Egli ha vissuto per oltre vent’anni con don Barsotti», ha scritto nella prefazione il Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, «e penso sia la persona che lo ha conosciuto più profondamente. (…) Questo sacerdote, incardinato nella diocesi di San Miniato ma vissuto a Firenze, è stato – a mio giudizio – uno dei doni più preziosi che il Signore ha fatto alla Chiesa. (…). Più leggo e studio l’opera di don Divo, più resto conquistato dalla sua unità interiore, da una “logica intrinseca” che tiene assieme un’impressionante ricchezza di temi».

Divo Barsotti: "Dostoevskij mi ha svegliato dal sonno"

Due testi di Barsotti ci introducono alla comprensione del suo Dostoevskij. Il primo è nella premessa al volume: «Io debbo mol­to a Dostoevskij e per onestà, oltre che per gratitudine, io dovevo scrivere.
Non importa il giudizio che si vorrà dare oggettivamen­te del lavoro. Il lavoro comunque, se non rivelerà cose nuove, po­trà sempre rivelare qualcosa di me e prima di tutto a me stesso [...]. L'opera di Dostoevskij è stata per me un messaggio e mi ha svegliato dal sonno». Sonno? Un altro testo chiarisce: «Io devo la mia 'conversione' a Dostoevskij [...]. Ci fu un momento della mia vita in cui io sognavo di diventare un grande poeta, ed ero perciò sul punto di lasciare il seminario. Poi cominciai a leggere Dostoevskij, che mi aprì gli occhi».
Per Barsotti, Dostoevskij è certamente un grande scrittore, ma è anche un profeta nel senso che svela l'uomo a se stesso, ne scan­daglia le pieghe nascoste, ne rivela la grandezza e la miseria, ne proclama la missione, ne narra la drammaticità delle scelte. Pro­feta soprattutto perché, appassionato com'è del Cristo, lo addita come amore che redime e verità che salva. «Forse è ia sua passio­ne per Cristo che mi svegliò dal sonno come non mi aveva sve­gliato né la visione della Provvidenza in Manzoni, né la teologia di Dante».
Attraverso Cristo don Divo avverte la presenza di Dio che gli parla e fuga i fantasmi che abitavano la sua crisi. «Per lui mi ha parlato Dio.

Don Divo Barsotti di fronte al Concilio del XX secolo

Un'approfondita biografia a cura di Padre Serafino Tognetti.
Nel fervido e provvidenziale dibattito in corso sul Concilio Vaticano II giunge a proposito la bella e chiara biografia scritta da padre Serafino Tognetti, Divo Barsotti. Il sacerdote, il mistico, il padre (San Paolo, pp. 405, € 29.00), utile strumento per comprendere da vicino la figura di un monaco che ha vissuto intensamente le aspettative e le cocenti delusioni di un evento che ha rivoluzionato l’operatività della Chiesa in maniera così profonda da alterare la trasmissione della Fede.
Quando venne annunciata l’apertura del Concilio Vaticano II (25 gennaio 1959), furono in molti a riporre grandi speranze nell’evento e fra questi il monaco don Divo Barsotti (1914-2006). Prima del Concilio stesso don Divo ebbe più volte modo di manifestare una certa insofferenza nei confronti di alcuni metodi della Chiesa, che considerava chiusi e rigidi.

Scrive padre Tognetti: «Il momento dell’apertura del Concilio ci rivela un duplice atteggiamento da parte di don Barsotti. Da una parte egli presentava l’evento conciliare ormai imminente come “un’occasione, forse la più grande che Dio abbia concesso all’umanità di oggi, per essere salvata”; dall’altra parte il Concilio potrebbe però rivelarsi “un’occasione per cui questa umanità, invece di essere salvata, potrebbe precipitare nel buio, nella tenebra, non dico in un’apostasia dichiarata, ma in uno scetticismo, in una tensione, in una disperazione che non potrebbe essere più lenita da una speranza che le venga da Cristo, che le venga dalla Chiesa, che è del Cristo la continuatrice, anzi la stessa presenza”.

Padre Serafino Tognetti, un infinito desiderio di infinito

La sala è colma. La scommessa è vinta. Più che vinta.
Don Arnaldo mi racconta alla fine della serata lo stupore per la presenza di oltre duecento persone nel salone dell’Oratorio di Osteria Grande per ascoltare la catechesi di Padre Serafino Tognetti.
“Quante sedie metti? Se ne viene anche solo la metà ti pago il caffè domattina!!” gli dice l’amico che lo aiutava a stendere nel salone le sedie per preparare l’accoglienza a quanti avrebbero sfidato la nebbia e la stanchezza della giornata.
Quando arriviamo non solo le sedie sono già ampiamente coperte, ma anche quelle in aggiunta, il doppio, non bastano.
C’è gente in piedi. Alcuni tornano a casa ... Padre Serafino arriva. “C’è tanta nebbia che non trovavo la Chiesa”.
Comincia a parlare. Dietro di sé don Silvano e don Arnaldo. Per singolare provvidenza, entrambi cappellani della sua parrocchia d’origine. Il primo quando era molto piccolo, il secondo da adolescente. “Se sono qua lo devo anche a loro”.
Un gesto di gratitudine di chi si riconosce essere figlio della provvidenza discreta e benevola, che ha preso il volto dei preti e delle persone buone che ha incontrato.
Non dimentica nemmeno sua madre quando ad un certo punto della serata dice che appena nato “se fosse stato possibile anche nel grembo materno” lo affida alla Madonna nel segno visibile della Medaglia Miracolosa. “Ho avuto un merito solo nella vita - continua così - conoscere don Divo Barsotti e seguirlo”.

La Comunità dei Figli di Dio

Don Divo Barsotti
La Comunità fondata da Don Divo Barsotti, presente in Italia e all'estero, è costituita da sacerdoti e laici che, in famiglia o in piccole case di vita comune, vivono in unione con Dio una presenza cristiana nel mondo.
La Comunità dei Figli di Dio è una famiglia religiosa che vuole offrire la possibilità di vivere come veri figli della Chiesa e di realizzare quello che la Chiesa stessa realizza: l'universalità della sua missione. Vuole cioè realizzare l'unità fra tutti gli uomini, non escludendo nessuno, ma accettando tutte le anime di buona volontà senza fare difficoltà di condizione, di età, di stato di vita.
La Comunità non vuole creare un élite in seno alla Chiesa, ma vuol far vivere la sua cattolicità nella Chiesa, vivendo nel mondo il mistero dell'adozione filiale basandosi su quelli che da sempre sono nella Chiesa i fondamenti della spiritualità monastica: preghiera, ascolto della Parola di Dio, contemplazione, vita liturgica e sacramentale.

I membri della Comunità non si ritirano negli eremi, ma vivono da monaci nel mondo, in mezzo agli uomini e nelle strutture sociali. Lavorano negli uffici, nelle scuole, nelle fabbriche, nelle case; sono uomini e donne, sono giovani e anziani, sono sposati e sono non sposati, uniti in un'unica famiglia da una consacrazione con la quale si donano e si consegnano al Verbo di Dio, alla Vergine Madre e alla Chiesa. Vogliono che ogni attività umana sia consacrata al Signore: sono al servizio di Dio per essere ovunque testimoni di Cristo con la loro vita. La Comunità non ha opere particolari: in qualunque stato sociale e dovunque si trovino i suoi membri, la loro vita vuole essere una testimonianza di Cristo, pura trasparenza di Dio.

Il concetto di santità di Don Divo Barsotti

Come non amare Dio in questo uomo, pur non avendolo conosciuto in vita?
"Esser Santi non vuol dire esser delle anime pie, che facilmente son contente di sé e credono che la santità consista nella moltiplicazione degli atti di pietà, delle opere buone, e nulla di più. Esser Santi vuol dire morire e risorgere, vuol dire disfarci ed essere come nuovamente creati per un atto di Dio, vuol dire essere collaboratori di Dio a un’opera che è più grande della creazione medesima, perché suppone una riforma totale dall’intimo di un essere che il peccato ha devastato."

Don Divo Barsotti. - La preghiera. Lavoro del cristiano, p. 117.

Il Padre fondatore della Comunità dei Figli di Dio

Divo Barsotti è nato a Palaia (PI) nel 1914.
Pochi anni dopo l'ordinazione sacerdotale per interessamento di Giorgio La Pira si è trasferito a Firenze, dove ha iniziato la sua attività di predicatore e di scrittore. Oggi è unanimemente riconosciuto come mistico e come uno degli scrittori di spiritualità più importanti del secolo. La sua produzione letteraria è notevolissima: più di 150 libri, molti dei quali tradotti in lingue straniere, tra cui il russo e il giapponese, più centinaia di articoli presso quotidiani e riviste di spiritualità.
Ha scritto commenti alla Sacra Scrittura, studi su vite di santi, opere di spiritualità, Diari e poesie. Tra i sui testi di più importanti: Il Mistero cristiano nell'anno liturgico; Il Signore è uno; Meditazioni sull'Esodo; La teologia spirituale di San Giovanni della Croce; La legge è l'amore; Cristianesimo russo; La religione di Giacomo Leopardi; La fuga immobile.
Ha fondato la "Comunità dei figli di Dio", famiglia religiosa di monaci formata da laici consacrati che vivono nel mondo e religiosi che vivono in case di vita comune; in tutto circa duemila persone. La Comunità è presente in Italia e nel mondo (Africa, Australia, Sri Lanka, Colombia) e si impegna a vivere la radicalità battesimale con i mezzi che sono propri della grande tradizione monastica.
Vicino per anni alla sensibilità del cristianesimo orientale, Divo Barsotti ha fatto conoscere in Italia le figure dei santi russi Sergio, Serafino, Silvano. Nel 1972 è stato chiamato a predicare gli Esercizi spirituali in Vaticano al Papa.

Il monachesimo della Comunità dei Figli di Dio

Il nostro monachesimo interiorizzato
"L'invocazione del nome di Gesù"
L’espressione latina fuga mundi ha indicato per secoli una delle caratteristiche essenziali ai primi monaci e padri del deserto che, per appagare la loro fame e sete di contemplazione, letteralmente fuggivano dalle città, considerate focolai di inquinamento e vizi nocivi per i loro ideali. Essere monaco era quindi quasi un sinonimo di “essere fuori”, fuori dalla città, dalla quotidianità civile, dal chiasso, dal mondo. Attualmente il carisma monastico sembra espandersi al di fuori delle mura dei monasteri e influenza la vita spirituale di molte persone.
“Verrà un’epoca in cui i monaci giungeranno alla loro salvezza vivendo in mezzo alla gente” (Silvano del Monte Athos).
Oggi gli scritti dei Padri, sia orientali che occidentali, il significato profondo della liturgia, la lectio divina, la ricchezza della spiritualità dell’Oriente cristiano, sono oggetto di riscoperta da parte di molti laici impegnati in un cammino di fede. L’approfondimento della spiritualità orientale attraverso la lettura di autori ortodossi, la pratica della iconografia e della preghiera del cuore, dicono la realtà di un tema nuovo: il monachesimo interiorizzato. Anche in ambito cattolico alcuni autori spirituali hanno parlato di monachesimo interiorizzato intendendo con questo termine una forma di vita contemplativa accessibile a tutti, indipendentemente dal proprio stato di vita. Il monachesimo interiorizzato è, prima di tutto, un atteggiamento interiore che permette di vedere la vita come manifestazione del sacro in tutte le sue forme.

Il Mistero Cristiano nell'anno liturgico

Immersi nel Mistero
L’espressione che il Padre (Divo Barsotti, ndr) usa continuamente nei primi capitoli è: “immersi nel Mistero”; è un’espressione molto forte di cui dobbiamo intendere il senso, perché dobbiamo percepire questa nostra immersione che si realizza soprattutto nella Liturgia.
L’espressione “immersi nel Mistero” innanzitutto ci fa comprendere che nella liturgia non si tratta di accogliere in noi la realtà di Dio, ma di essere accolti in essa. In una omelia del 17.12.1961 il padre, citando Claudel, dice: «in questa vita presente non sei tu che accogli Dio, che accogli la sua pace, è la pace di Dio che ti accoglie, e tu affondi in questa pace».
La prima iniziazione alla liturgia è dunque l’esperienza di essere accolti nel Mistero e di esserne sommersi. Ciò può costituire una vera rivoluzione nel nostro modo di pregare, ma è precisamente ciò che ci è chiesto se vogliamo diventare uomini liturgici, cioè far diventare la nostra vita stessa una liturgia. Non solo: sarà la stessa Liturgia, specialmente il Sacrificio Eucaristico, a formarci, perché nella liturgia è Cristo stesso che è presente e agisce realmente nella sua Chiesa e in ciascuno di noi.
Citiamo alcuni passi del primo capitolo:
(p.22): «È certo che «il mistero» è una verità nascosta, un segreto nascosto in Dio e rivelato ai suoi santi, ma principalmente è una realizzazione, è il compimento, la realizzazione segreta di un piano di Dio. Il mistero prima di essere una realtà astratta è dunque una realtà concreta».

Divo Barsotti: un mistico del Novecento

Mistico è colui che scruta il pensiero di Dio, ne intravede il Volto, e con la vita, con le parole spezzettate lo indica ai fratelli. In ogni secolo la Chiesa ha avuto i suoi santi, i suoi martiri, i suoi apostoli, e i suoi mistici. E i mistici, necessari come il pane nell'epoca delle conquiste tecnologiche e delle ideologie pagane, rimangono forse il dono più prezioso. Non si può vivere solo di acquisizioni e di competenze: occorrono le aquile. Lassù il Cielo è più terso e il sole più vicino, lassù solo pochi arrivano, solo pochi restano. Divo Barsotti è uno di questi, ed è giusto che questo maestro oggi venga conosciuto, presentato, perché altri, come lui e con lui, possano spiccare il volo.
Qual è il Dio di Barsotti? Il Dio vero, unico, quello di sempre: non il motore immoto, non la divinità impersonale che non conosce il mondo, ma il Dio Padre, Figlio, Spirito Santo, il Dio tutto fuoco e tutto relazione, che si comunica in Cristo nella Chiesa.
Don Divo è prima di tutto un sacerdote, un uomo che ha investito tutto nel suo alveo naturale, che è la Chiesa. Ha celebrato i divini misteri immergendosi nei Sacramenti, e soprattutto nell'Eucarestia, dove ha conosciuto il suo Dio e dove si è lasciato conquistare. La sua Messa durava ore, e difficilmente se ne rimaneva immuni.

Novità in biblioteca: Divo Barsotti - Nella divina Presenza

La Rivista di Ascetica e Mistica, prestigioso periodico dei Domenicani di Firenze, in occasione del quinto anniversario della morte del nostro Padre, per onorarne la memoria, ha raccolto in un unico volume tutti gli articoli che don Divo ha pubblicato in essa nel corso di più di cinquant'anni (1947-2003). Si tratta di ben quarantanove articoli che svelano l'ampiezza di interessi teologici e culturali coltivati dal nostro Padre. L'amore alla Parola, la frequentazione della scuola dei Padri, l'attenzione al magistero dei santi, l'interesse per l'Oriente cristiano, la sua profonda riflessione sull'esperienza spirituale e sul rapporto teologia-spiritualità, la comprensione dell'atto liturgico nella sua profondità contemplativa... sono alcuni degli ambiti privilegiati della riflessione di don Divo, da lui frequentati senza mai perdere quell'attitudine orante che gli consentiva di penetrare ogni volta il senso del Mistero cristiano.
Gli scritti, oggi riuniti in questo unico volume dal titolo Nella divina presenza, ne sono una prova evidente e costituiscono una preziosa antologia dell'intera opera barsottiana. La raccolta è introdotta da uno studio di M. Corsinovi, redattore della Rivista di Ascetica e Mistica, che molto opportunamente ne fornisce una corretta chiave di lettura riflettendo su temi cari al nostro Padre quali l'amore a Cristo, la bellezza, la testimonianza dei santi, racchiudendoli tutti sotto il tema unificante dell'esperienza della presenza divina. Ben conosciamo il bisogno, che urgeva nel cuore di don Divo, di trasmettere un suo messaggio, cosciente com'era che questo servizio fosse componente essenziale di una sua specifica missione nella Chiesa e nel mondo della cultura.

La Madonna e la Comunità dei Figli di Dio

Carissimi, mi ricordo che, quando ho conosciuto la Comunità, la prima domanda che formulai al mio Assistente di Famiglia è stata: «Qual'è il rapporto della Comunità con la Madonna e con la recita del Rosario?».
Vi lascio immaginare quanto io tenessi al rapporto con la Mamma celeste e di conseguenza alla recita del S. Rosario, dato che sono state quelle Ave Maria ad avvicinarmi e a portarmi all'incontro con Dio; sono state quelle Ave Maria ad intenerire il Cuore di Gesù ed a trarmi dagli abissi del peccato; sono state quelle Ave Maria, rannodate come ad una corda, a farmi salire sempre più su fino a farmi mettere la testa fuori dalla melma; e sono sempre queste Ave Maria che continuano ad accompagnare questo mio pellegrinaggio terreno, insieme ad altri strumenti che la Chiesa offre e mette a disposizione dei suoi figli e che io ho avuto modo di conoscere ed apprezzare nel cammino comunitario, strumenti quali la S. Messa, la Liturgia delle Ore, la Bibbia, l'amore a dei fratelli che non io ho scelto, ecc., che mi permettono sempre di darmi ed aumentare la forza di restare aggrappato a quella corda che mi tiene a galla facendomi desiderare e intravvedere la Luce. Ho capito che la Mamma celeste non è separabile dal Figlio Gesù e che dove sta Gesù là vi è la Madre ed ambedue ci conducono al Padre.
La Comunità non è cristocentrica e non è mariana: è ambedue le cose e tanto Cristo quanto Maria ci conducono a Dio.

Dalla Comunità dei Figli di Dio: Card. Jean Danielou

INCONTRI E CONFERENZE
Sabato 9 aprile 2011 - ore 15,30
Oratorio della Misericordia di Settignano (FI)

Card. Jean Danielou (1905-1974)
"Linee teologiche e spirituali"
Relatore: Pietro Pizzuto
Docente presso L'Istituto Teologico San Tommaso di Messina

E come saremo santi?

Ma che cosa conta il fare? Quel poco che uno può fare vale nella misura della sua santità (…).
È la santità dell’anima che misura l’efficacia della vita. (…)
"Dateci santi". (…) Diciamo invece al Signore, diciamo invece alla Vergine: "Facci santi o Signore!" E non temiamo e non diciamo che è troppo, (...). Il male del mondo è tale che se noi dobbiamo proporzionare la nostra azione al male del mondo, non possiamo chiedere di meno della santità. (…) E come saremo santi? Miei cari fratelli, è evidente che santo è soltanto il Signore. Bisogna lasciarci possedere da Dio, abbandonarci a Dio come si è abbandonata la Vergine, in modo che lo Spirito Santo, come entrò in possesso dell’anima e del corpo di Maria, così prenda possesso intero di noi, in noi non viva più che Gesù. Ecco, abbandono alla grazia, abbandono alla forza dello Spirito, questo è il cammino della santità. (…)
Accettare tutto dalla mano di Dio come mezzo di immolazione, di sacrificio per ottenere la salvezza del mondo. Questo noi dobbiamo fare, a questo siamo chiamati, (…) a fare presente nella nostra povera vita Gesù, (…). Che Egli ci prenda nella misura del nostro abbandono, che diveniamo ogni giorno più cosa sua, sua proprietà, suo medesimo corpo, finché non viva più in tutti noi che Lui solo. Nel suo Nome vi benedico con tenerissimo affetto.
(Don Divo Barsotti)