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Ciascuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo (P. G. Vannucci OSM)

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE
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Lo Spirito Santo grida nel tuo cuore

Lo Spirito santo sa quali sono le domande opportune e gradite a Cristo e al Padre. A lui solo spetta il compito di guidare la tua preghiera, di determinarne la durata e il momento opportuno, di esortarti alla preghiera. È lui che ti ispira le parole e che ti infonde nel cuore l’ardore spirituale e lo zelo. È lui che ti pervade di afflizione e ti fa pregare con gemiti e lacrime, con un cuore spezzato, come se fosse lui stesso ad avere bisogno della misericordia del Padre e della mediazione di Cristo.
Egli grida nel cuore verso il Padre e verso Cristo con “gemiti inesprimibili” (Rm 8.26), cioè con gemiti potenti e sinceri che tu non puoi tradurre in parole, perché sorpassano l’intelligenza per il loro fervore, la loro profondità e la loro autenticità.
Affidarti allo Spirito santo equivale quindi a pregare incessantemente senza stancarti, poiché egli ti dà la forza di perseverare con fervore nella preghiera – in piedi, in ginocchio o prostrato – senza essere mai sazio.
Lo Spirito santo conosce i tuoi bisogni spirituali e sa quali sono le tue possibilità materiali quanto al tempo. Perciò, se sei timorato di Dio, egli ti accorda la pienezza della preghiera e la sua durata, in modo che la tua anima ne sia pienamente saziata, senza che tuttavia ne risentano i vari compiti e responsabilità.
Nel più breve lasso di tempo ti accorda le grazie più ricche e più preziose; e ti fa terminare la preghiera al momento opportuno. Se, invece, la tua preghiera non è guidata dallo Spirito santo, allora ne esci senza essere consolato, senza avere né la pace interiore né la gioia del cuore, come se la tua preghiera non fosse giunta all'orecchio di Dio.

Cristo partecipa alla tua preghiera

Cristo ascolta la tua preghiera. Anzi, molto di più: vi prende parte in modo effettivo. Senza Cristo la tua preghiera non può assolutamente trovare accesso al Padre. È grazie alla mansuetudine di Cristo, al suo amore e alla sua umiltà che tu avanzi con sicurezza verso il Padre, facendo affidamento unicamente sul sangue divino versato per la tua riconciliazione e la tua giustificazione. Cristo è dunque personalmente presente alla tua preghiera; è lui che la presenta al Padre avvalorandola con il suo merito.
La preghiera quindi non è un’opera unilaterale da parte tua. Tutto ciò che pronunci nella preghiera non ha valore se Cristo non dice “Amen”, se cioè non lo avvalora presso il Padre con il suo merito, sostenendo la tua debolezza e intercedendo per i tuoi peccati.
Perciò, durante la preghiera, devi essere cosciente di questa partecipazione effettiva di Cristo. Non sei libero, quindi, di cominciare, di continuare o di terminare la preghiera a tuo piacimento.
E' alla sequela di Cristo che accedi alla preghiera, è con la bocca di Cristo che innalzi la supplica, è per il suo sangue che riprendi coraggio, per la sua giustizia che speri di essere esaudito, per il suo amore che ti rivolgi al Padre come al tuo beneamato, in virtù dello Spirito del Figlio.

La preghiera e il tempo

Cristo è entrato nel mondo attraverso l’incarnazione. La fede ortodossa confessa l’unità di natura del Verbo incarnato [secondo la formula di san Cirillo di Alessandria], vale a dire l’unione perfetta che si è operata in lui fra il divino e l’umano. Di conseguenza, Cristo ha unito in se stesso le azioni umane temporali, il tempo, alla sua divinità eterna.
Tutto ciò che Cristo ha praticato nella propria carne – la preghiera, le opere di misericordia e di compassione, come anche le sofferenze redentrici assunte sulla croce – tutto ciò ha ricevuto in lui una dimensione divina eterna. In altre parole, il tempo si è unito all'eternità nella persona di Gesù Cristo.
Unirsi a Cristo mediante la preghiera significa in realtà glorificare il tempo, santificarlo; significa glorificare l’azione umana in quanto tale e santificarla, perché vuol dire conferirle, in Cristo, un’eterna dimensione divina.
La preghiera autentica è un vero “riscatto del tempo” (Efesini 5,16), perché trasforma il tempo morto in un’opera divina eterna. Perciò l’accesso alla preghiera autentica si accompagna necessariamente a una liberazione rispetto alla percezione del valore umano e materiale del tempo. Il movimento dell’orologio deve lasciare il posto al movimento dello spirito. Nella preghiera il tuo spirito è chiamato a entrare in comunione con gli spiriti dei santi nell'eternità, perché avvicinandoti a Cristo ti avvicini necessariamente al Regno dei Cieli.

L’ascesi del corpo e l’ardore dello spirito

L’ascesi del corpo, prima e durante la preghiera, è necessaria perché l’anima prenda pieno slancio in una preghiera fervente. A ciò puoi arrivare attraverso due tipi di approccio.
Il primo è negativo: le numerose prostrazioni, il digiuno, il silenzio, la sobrietà e la semplicità del vestito.
Il secondo è positivo: consiste nell'offrire a Cristo, dal profondo del cuore, un amore sincero, espresso con parole di affetto, di desiderio, con un dialogo del cuore che non cessa né di giorno né di notte, sostenuto da una meditazione attenta delle sue parole e dei suoi precetti.
Ciò significa che il fervore della preghiera è condizionato nello stesso tempo dall'ascesi del corpo e dall'ardore dello spirito. Un solo elemento non sarebbe sufficiente, perché ciascuno attiva l’altro.
L’ascesi del corpo prepara l’ardore dello spirito e l’ardore dello spirito facilita l’ascesi del corpo: insieme custodiscono la tua preghiera al riparo dall’acedia [pigrizia spirituale e senso di malinconica inutilità n.d.r.], dalla stanchezza, dalla tiepidezza spirituale e dalla dispersione dell’attenzione.

Pretesti per sfuggire alla preghiera

La carne dell’uomo ha desideri contrari al suo spirito (cfr. Galati 5,17). Essa non può trovare riposo nella preghiera, soprattutto nella preghiera sincera, pura, offerta in spirito di vera adorazione, perché questa implica il rinnegamento di sé e la morte delle passioni, dei desideri e delle false speranze di questo mondo... Perciò il corpo inventa mille pretesti per sfuggire alla preghiera: pretende di essere malato, debole, di avere mal di testa, alle articolazioni, alla schiena, di avere un gran bisogno di dormire.
Se, nonostante questo, ti costringi a pregare, il tuo corpo cerca di abbreviare la preghiera. E se perseveri nella volontà di compiere la preghiera fino in fondo, il corpo cerca allora di sfuggire nel vero senso della parola: la lingua s’ingarbuglia, l’attenzione si allenta e divaga qua e là, il pensiero si appesantisce.
Il tuo “io” cerca il pretesto del corpo per sottrarsi alle parole della preghiera, poiché esse comportano la sua morte. Assomiglia al serpente che sfugge alla musica dell’incantatore e s’affretta a turarsi le orecchie per non ascoltarne la voce, sapendo che questa implica la sua morte.
Il Signore sa tutto questo; è per questo che ha raccomandato di “pregare sempre, senza stancarsi” (Luca 18,1).

Superare le sensazioni mediante la fede

E' necessario che tu ti liberi dai dubbi e sia certo che Dio è presente alla tua preghiera, ascolta le tue parole e le tue suppliche, e accoglie con piacere la tua preghiera.
Devi anche essere convinto che Dio non è incostante come gli uomini: il suo amore è stabile e la sua promessa fedele. Una volta che egli ha amato l’uomo, non cessa più di venire in suo aiuto – talvolta con gesti di amore, talaltra con la correzione o con l’abbandono – fino a portare a compimento la sua salvezza.
Non devi quindi fondare la tua relazione con Dio sugli affetti e sulle sensazioni che provi; mediante la fede tu devi invece superare l’ambito del sensibile.

Alla presenza di Dio

La preghiera è un dono prezioso che ti è concesso affinché tu acceda alla presenza di Dio Padre, attraverso la mediazione di Gesù Cristo.
Per una condiscendenza inaudita della sua natura, Dio accetta così di mettersi alla portata dell’uomo, in grazia dell’amore del Padre per suo Figlio Gesù Cristo, il quale si pone umilmente in mezzo a noi ogniqualvolta noi preghiamo, secondo la sua promessa (cfr. Matteo 18,19).
Ed è lo Spirito santo che prepara, mediante la grazia, questo incontro spirituale invisibile.
Così devi prostrarti con grande pietà e venerazione dinanzi al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, a più riprese, per onorare la presenza divina e manifestare la tua completa sottomissione alla santa Trinità. A ogni prostrazione è bene che tu baci la croce: essa è il prezzo che ti ha ottenuto questi doni preziosi e ti ha aperto l’accesso al Padre con sicurezza e fiducia.
La preghiera inizia nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, perché è questi il Dio unico che devi adorare. Viene quindi la dossologia, con la quale rendi gloria alla santa Trinità e testimoni la pienezza della presenza divina. Segue poi il “Padre nostro”, che devi recitare lentamente, indirizzandolo al Padre, con tutta venerazione, nell'atteggiamento di Abramo che si rivolgeva a Dio con il sentimento schiacciante di non essere che “polvere e cenere”.

Cristo ti attende

Ogni volta che ti metti dinanzi a Cristo per pregare con fervore nella supplica, la tua volontà incontra la sua e ottiene misericordia. Attraverso la frequenza e la sincerità della preghiera le due volontà tendono ad avvicinarsi. Solo nella preghiera Cristo può raggiungerti e manifestarti la sua volontà. Cristo attende, desidera la tua preghiera: “Ecco, sto alla porta e busso” (Apocalisse 3,20).
Nell’Evangelo egli ha rivelato l’importanza e la necessità della preghiera, insistendo perché preghiamo sempre, incessantemente e senza stancarci mai (cfr. Luca 18,1). Questo perché è proprio nella preghiera che può raggiungerti, rivelarti la sua volontà e darti la sua grazia.
Il peccato è odiato dal Padre e contrista il cuore di Cristo, perché è stato la causa della croce e delle sofferenze terribili che il Signore ha sopportato senza nessuna pietà da parte degli uomini. Tuttavia, non appena il peccatore si presenta dinanzi a Dio Padre tenendosi saldo alla croce e innalzando suppliche nel nome del sangue di Cristo, il suo peccato gli è rimesso, la condanna cessa di pesare su di lui ed egli non è più maledetto. Per questo è bene portare la croce e baciarla spesso durante la preghiera.

La preghiera come dono

Osservare la regola quotidiana della preghiera con scrupolosità e insistenza e attenervisi con fedeltà, amore e perseveranza, non è semplicemente un dovere che compi perché vi sei tenuto, quasi si trattasse di dare a Dio una parte del tuo tempo e delle tue forze e nulla più. Se infatti il ritmo di preghiera fosse solo un dovere, Cristo non ci avrebbe invitati a pregare con così tanta insistenza.
Ma al di là della scrupolosità e della perseveranza nella preghiera si trova un dono, un dono preziosissimo, più prezioso di qualsiasi cosa di cui l’uomo possa aver bisogno o che gli possa capitare, più prezioso perfino di tutte le glorie del mondo. Questo dono è lo Spirito santo, che Dio desidera offrire all'uomo, non come ricompensa, ma in risposta alla preghiera e all'insistenza nella supplica: “Quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito santo a coloro che glielo chiedono” (Luca 11,13).
Valuta bene l’importanza della preghiera e rifletti quanto sia opportuno che tu ti dedichi a questa disciplina con scrupolosità e perseveranza: essa ti mette in grado di ricevere lo Spirito santo.

L’importanza di una legge spirituale

Le regole della vita spirituale non sono come le leggi della fisica che governano la natura. né come le leggi civili fissate da un’autorità per garantire la sicurezza e la giustizia; queste leggi infatti sono generalmente “chiuse”, cioè non aprono verso realtà al di là di loro stesse. Sono aride, puniscono ma non ricompensano: in realtà, limitano la libertà dell’uomo.
Le regole della vita spirituale, invece, sono come i gradini di una scala: se tu stai saldo su un gradino, questo ti mette in condizione di salire su quello successivo. L’ascesa è infinita, perché la vita spirituale non conosce limiti: le leggi spirituali non sono chiuse su se stesse. Non devi quindi confondere le leggi fisiche con quelle spirituali né di conseguenza temere per le leggi spirituali sulla falsariga dell’ansia che provoca in te l’esperienza che hai dell’accezione corrente del termine “legge”. Nell'ambito spirituale la legge è estremamente generosa: se tu la osservi, ne trarrai un enorme beneficio. Se l’adempi fedelmente, ti metterà in grado di osservare una legge superiore con maggior generosità e libertà. Se tuttavia rifiuti o trasgredisci la legge spirituale, non per questo cadi sotto la sua vendetta, come ti avviene invece se non tieni conto della legge di gravità o se trasgredisci una legge dello stato.
La legge spirituale infatti è interamente positiva, non contiene alcuna negatività, come Dio stesso; questo significa che nella legge spirituale esiste un rapporto con Dio solo per coloro che lo accettano e lo seguono. Perché chi segue Dio, cresce e diventa libero; chi invece rigetta la legge spirituale, priva se stesso della crescita e della libertà.

L’effusione dello Spirito Santo nelle parole della preghiera

Quando chiudi la porta nelle tre direzioni accennate sopra - e cioè nei confronti del cuore, dei sensi e delle persone - quando ti prostri per tre volte nel nome della Santa Trinità come gesto indicativo del tuo desiderio di Dio, quando sollevi le mani, gli occhi e il cuore verso il cielo, allora lo spirito della preghiera scende su di te. È in quel momento che ogni atteggiamento viene trasformato in un contatto con Dio e tu vivi, per poche o molte ore, alla presenza di Dio.
Se inizi a pregare animato da questo spirito (soprattutto se utilizzi i Salmi), ti accorgerai che le parole delle tue labbra non sono quelle solite: a poco a poco esse assumeranno per te significati, orientamenti e promesse nuove. Infatti, anche se la parola pronunciata dalla bocca è identica a quella contenuta nel salmo, cionondimeno essa ti apparirà come pronunciata da Dio per fornirti una risposta esauriente, un’occasione di conforto, una promessa di aiuto e di salvezza. E questo nonostante che la preghiera sembri uscita unicamente da te: è lo Spirito santo che si inserisce segretamente nella preghiera e inizia a risponderti con le stesse parole che hai pronunciato.
Questa è la chiave che introduce nella vita interiore: senza l’intervento dello Spirito santo nella preghiera le parole diventano deboli e prive di un messaggio preciso e personale: “Similmente anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi” (Romani 8,26).

La preghiera, opera fondamentale nel cammino spirituale

Come ti è indispensabile lavorare costantemente e restare legato alla terra per poter vivere, dandoti da fare con la mente e con il corpo per ottenere un boccone di pane e un sorso d’acqua, così per il tuo essere interiore è indispensabile restare sempre in relazione con Dio, affinché il soffio d’immortalità metta le radici nel tuo spirito e lo renda adatto alla vita eterna.
La relazione con Dio è quella che chiamiamo preghiera: in realtà si tratta di un’azione. Devi perciò riconoscere che solo in virtù di un atto spirituale il tuo spirito viene nutrito e riceve direttamente da Dio le energie per crescere. Ciò di cui devi essere convinto è che ogni contatto con Dio è preghiera, ma non ogni preghiera è contatto con Dio! Molti infatti pregano senza esservi preparati e senza alcun desiderio di comunicare con Dio, ma questa non è preghiera, perché la preghiera è un’opera realizzata in collaborazione tra l’uomo e Dio. Se la “camera” è quindi il “luogo” messo a parte da Cristo per l’opera della preghiera interiore, ne consegue che per tutto il tempo che vi trascorri devi necessariamente perseverare nell'opera della preghiera; questo significa che devi sempre restare in contatto spirituale con Dio.
Dio può concedere a qualcuno l’opportunità di restare a lungo nella propria camera, come è il caso del monaco, che è giustamente ritenuto un cristiano che è entrato nella camera e che ha chiuso definitivamente la porta dietro di sé: questi non vuole avere più alcun rapporto con la mondanità e con le sue vane preoccupazioni.

Chiudere la porta

Quando Dio ti chiede di chiudere la porta prima di pregare, vuole ricordarti di separare l’attività esterna alla tua camera dall'attività interna, e questo va fatto per quanto riguarda il cuore, i sensi e le persone.
Riguardo al cuore, è necessario che tu getti via assolutamente tutte le preoccupazioni, i pesi, le ansietà e i timori nel momento in cui ti poni di fronte a Dio, in modo che ti sia possibile entrare nella pace vera che sorpassa ogni comprensione. In questo senso chiudere la porta significa consolidare il proprio cuore al sicuro, dietro la separazione che si erge tra il mondo carnale e il mondo spirituale, separazione che equivale a una morte. In altri termini, quando chiudi la porta dietro di te, devi considerarti come morto al mondo carnale e posto di fronte a Dio, per beneficiare della sua provvidenza e per invocare la sua misericordia.
Riguardo ai sensi, sei generalmente assillato la pensieri che si sono fissati nella tua mente, le immagini che hanno colpito la tua fantasia, la parole che hai memorizzato e ancora da altre esperienze che si sono impresse in te attraverso i sensi. Oltre al resto, tutto ciò comporta anche modelli spregevoli verso i quali la tua coscienza può essersi sentita attratta: allora i sensi li hanno ritenuti e la mente vi si è aggrappata.
Questi modelli di comportamento a volte li fai rivivere deliberatamente, altre volte li richiami furtivamente e contro la tua stessa volontà, altre volte ancora sei costretto a invocarli senza nessun motivo particolare e indipendentemente dalla volontà e dalla coscienza: vengono così a crearti un amaro conflitto interiore. È perciò estremamente opportuno, ogni volta che entri nella tua camera, che tu agisca d’anticipo ed espella dalla coscienza questi pensieri, chiedendo perdono davanti a Dio con contrizione e pentimento, fermamente deciso a trasformare il loro ricordo in un’occasione di orrore e di rifiuto.