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Ciascuno di noi è un messaggio che Dio manda al mondo (P. G. Vannucci OSM)
OREMUS Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

Una passo del Vangelo per te

UN PASSO DEL VANGELO PER TE
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“Lo Spirito come il vento, soffia dove vuole” ( Gv. 3,8)

“Lo spirito di verità vi guiderà verso tutta la verità. Non vi dirà cose sue…riprenderà quello che io ho insegnato, e ve lo farà capire meglio” (Gv 16, 13-15).
Nella Sacra Scrittura lo Spirito Santo è chiamato Spirito di Yahvé, Spirito di Dio, Spirito di Gesù Cristo, Spirito Santo. E’ stato scritto che lo Spirito Santo è la persona più misteriosa della Santissima Trinità, poiché come nell’uomo il suo spirito indica la sua intimità, così lo Spirito Santo esprime l’invisibilità di Dio, il suo profondo segreto e la sua incomprensibilità. Egli è ineffabile cioè il non-detto, l’indicibile per natura [1]. Nello Spirito Santo ci troviamo di fronte al mistero più profondo della vita trinitaria, allo stesso modo in cui scopriamo ciò che è più segreto nell’uomo quando conosciamo il suo spirito e la sua anima [2].

Lo “Sconosciuto”
E sicuramente questa è una delle ragioni per cui Hans Urs von Balthasar può dire che lo Spirito santo è “lo Sconosciuto che viene oltre al Verbo” ed i teologi orientali suggeriscono che piuttosto che parlare di lui è meglio invocarlo. Per avere una coerente intelligenza di questo mistero cioè è determinante acquisire l’atteggiamento dello stupore e della ricezione silenziosa [3].
Un’altra ragione per cui si parla dello Spirito Santo come di uno “sconosciuto”è legata al fatto che per molto tempo la teologia ma anche la chiesa docente lo hanno come dimenticato.

Chi è Michele Giacomantonio

Michele Giacomantonio nasce a Lipari, la maggiore delle isole Eolie, il 31 ottobre 1940 e vi vive fino al 1951 quando la famiglia si trasferisce a Pavia. Qui fa l’esperienza degli studi medi ed universitari, prima all’Università Cattolica di Milano e poi a quella di Pavia dove si laurea in Economia e Commercio con una tesi in sociologia sull’organizzazione delle ACLI. A Pavia compie anche le prime esperienze sociali e politiche nell’Azione Cattolica e nelle ACLI. Sarà promotore di iniziative culturali – la costituzione del gruppo “Concilio” e della Cooperativa Editoriale Pavese – e giornalistiche come la pubblicazione di Testimonianze, Pavia Studenti, l’Altrapavia, Al Lavoro. Sul piano professionale dopo una esperienza di insegnamento diventerà redattore di libri scolastici alla Mursia di Milano.
Ma è soprattutto l’esperienza delle ACLI che assorbirà la sua attenzione ed il suo interesse. Prima le ACLI provinciali di Pavia, poi quelle regionali ed infine, nel 1975, a Roma nella Presidenza Nazionale dove si occuperà prima dei problemi sindacali e del lavoro, poi della direzione del settimanale “Azione sociale” e quindi dell’ufficio studi e della pubblicazione del bimestrale culturale Quaderni di Azione sociale. Intanto collabora a diverse riviste quali “Rocca” della Cittadella di Assisi, Progetto della CISL, Relazioni sociali, Testimonianze, Asprenas, Studi Sociali, ecc. e parteciperà a pubblicazioni librarie come Tutto il potere della DC (Coines, 1976), Prometeo al Bivio (Edizioni CENS, 1893), I lavoratori cattolici tra testimonianza e politica (Edizioni ELLE DI CI, 1988), I cattolici nel moderno ( Franco Angeli, 1987), La Solidarietà che si reinventa ( Franco Angeli, 1987), Le ACLI e la Pacem in Terris ( Edizioni Aesse, 2003).

La preghiera, atto di obbedienza

Questa sottomissione allo Spirito d’amore e alla sua azione purificatrice all’interno del cuore durante la preghiera è la prima e la più importante manifestazione di obbedienza a Dio, di obbedienza al suo amore. La docilità pronta al primo invito alla preghiera che avverti nel cuore rappresenta di fatto la risposta generosa di un’obbedienza sollecita alla voce dell’amore divino: l’amore ti invita alla preghiera, e il tuo cuore obbedisce a questo invito.
Il criterio di sincerità della preghiera, in quanto obbedienza a questo richiamo d’amore, è che essa sia contrassegnata da sentimenti di pentimento e di conversione per ogni peccato commesso, per quanto insignificante esso sia, poiché la conversione è il primo effetto dell’amore divino. La preghiera sincera è di per se stessa un atto di obbedienza a Dio.
L’assiduità alla preghiera, la sollecitudine nell’osservare i tempi che le sono consacrati e tutte le sue esigenze, rappresentano davvero la fedeltà dell’obbedienza a Dio. Se ti sforzi ogni giorno di pregare con maggior fedeltà, scoprirai di essere più fedele nella tua obbedienza a Dio.

La preghiera, scambio d’amore con Dio

La preghiera, quale che ne sia l’aspetto di afflizione e di compunzione, e quale che sia il sentimento che avverti della tua mediocrità e dell’indegnità di intrattenerti con Dio, a causa dei tuoi sbagli e dei numerosi peccati, la preghiera è, al di sopra di tutto ciò, l’espressione di un amore profondo che intercorre tra te e Dio: l’amore di Dio vi si è manifestato nell'attirare il tuo cuore a pregare alla sua presenza, e il tuo amore è consistito nel presentare a Dio il tuo cuore, fosse pure unicamente sotto l’aspetto dell’afflizione e della compunzione.
La preghiera è una manifestazione d’amore, timida all'inizio, così che non riesci a esprimerla con parole d’amore, ma piuttosto con parole di rincrescimento, di pentimento e di contrizione. La maturità della preghiera è il segno manifesto della maturità dell'amore. Allora non incontrerai più difficoltà a esprimere il tuo amore con parole d’amore.
Dio è amore, solo amore. Egli è l’origine e la sorgente di ogni amore. Se il tuo cuore non si apre all'amore divino, resta lontano da Dio, privato dei favori della sua natura radiosa. Il primo segno che il tuo cuore è stato toccato dall'amore di Dio è un’aspirazione a dirigerti verso Dio per intrattenerti con lui: esattamente questo è la preghiera.

Natuzza Evolo e gli angeli

Quando si trattano le tematiche dell’angelologia non si può non citare un caso significativo, quello di Natuzza Evolo (1924 – 2009), mistica di Paravati, in provincia di Catanzaro.
Ella sin dal 1939 manifestò sudorazioni di sangue, con comparsa di piaghe, soprattutto il mercoledì santo, il giovedì santo ed il venerdì santo. Tali fenomeni, tenuti nascosti fino al 1965, sono poi venuti a conoscenza di molte migliaia di persone.
Si attribuiscono a Natuzza varie potenzialità: dalla bilocazione alla morte apparente, dalla trance al dialogo con i defunti, dall’esorcismo al canto angelico. Di quest’ultimo sono offerte varie testimonianze:
"Natuzza cadde in catalessi, ed improvvisamente sentimmo un suono lontano, indescrivibile, una musica talmente melodiosa, come un coro di dieci, venti voci intrecciate. Io mi impressionai moltissimo: era come un canto angelico lontano lontano, non sembrava venire dalla bocca di Natuzza.
Ho udito in quell’epoca il canto angelico proveniente da Natuzza in trance. Questo canto fu udito da molte persone di Paravati, qualche volta, eccezionalmente, fu udito dai figli di Natuzza, mentre ella non era in trance ma del tutto sveglia, proveniente in questo caso non da lei, ma dall’esterno. Natuzza minimizzò la cosa, dicendo che il canto proveniva dalla radio." (Marinelli 1983: 47)

A differenza di fenomenologie similari, non rare nel meridione italiano (e non solo), la vicenda della Evolo si è protratta nel tempo senza che siano sorti molti dubbi sulla veridicità delle sue affermazioni e sulla singolarità degli eventi che l’hanno accompagnata nel corso della sua lunga esistenza.

La preghiera è più potente del peccato

Il peccato distrugge le tue forze fisiche e morali, ma non può distruggere la potenza della misericordia e dell’amore di Dio. “Dio è più forte degli uomini” (1Corinzi 1,25). Dio continua sempre ad amarti, prima, durante e dopo il peccato. La preghiera, in quanto relazione fra te e Dio, ti mette in relazione con la sua misericordia che rimette anche le colpe più gravi. Per sua natura, la preghiera è una manifestazione di pentimento e di ritorno a Dio. E Dio è sempre disposto ad accogliere chi ritorna a lui, poiché egli non desidera la morte del peccatore, ma che si converta e viva (cfr. Ezechiele 18,23).
Se è vero che il peccato distrugge gran parte della forza acquisita mediante la preghiera, non può tuttavia sradicare completamente quanto hai ottenuto nella preghiera. Se dopo aver pregato soccombi, qualunque sia il tipo di peccato, conservi però sempre in te un resto della potenza acquisita attraverso la preghiera. E questa potenza finisce per prendere di nuovo il sopravvento. Anche dopo le colpe più grandi resta sempre nel tuo cuore e nella tua coscienza un fondo di potenza spirituale, che si è formato in te mediante la preghiera offerta a Dio con un cuore sincero e una coscienza che rifiuta il peccato.
Con la preghiera assidua tu acquisisci progressivamente un tesoro di potenza spirituale che alla fine arriva non solo ad annullare ogni peccato, ma anche a purificare la tua coscienza dal senso di malessere causato dal peccato. La gioia della remissione e della salvezza viene a sostituirsi all’afflizione e al dolore causati dal peccato. La preghiera si rivela così come la piena guarigione dell’anima.

A Scuola di preghiera con Padre Andrea Gasparino: "Altre catechesi" (8 video)

Concludiamo questo ciclo di video-catechesi di Padre Andrea Gasparino, parlando di un uomo che ebbe una fede gigante, che pochi conoscono in Italia. Si tratta di George Muller (1805-1898), un uomo che ottenne cose prodigiose per mezzo della preghiera, suscitando un movimento di carità per i giovani a Bristol (Inghilterra), pari a quello di don Bosco nel suo tempo.
Un giorno dichiarò: “Ho dedicato gioiosamente tutta la mia esistenza dimostrare coi fatti quante cose si possono fare attraverso la preghiera e la fede”.
La sua fu una dimostrazione concreta, tangibile, fortissima che le promesse di Cristo sulla preghiera non sono parole, ma verità assoluta, e solo chi ha coraggio può verificarle in qualunque tempo.
Ma come ha potuto dimostrarlo?
George Muller trascorse una giovinezza movimentata: durante l'adolescenza passò dall'alcool al gioco d’azzardo e al vizio. Si era dato anche al furto: aveva 15 anni quando, spinto a frequentare il corso di preparazione alla Cresima, derubò lo stesso pastore da cui era andato a confessarsi il giorno stesso della confessione.

La preghiera di comunione, di unione con il Signore

La preghiera, all'inizio, è la porta attraverso la quale hai accesso al Signore, e il Signore viene verso di te per risvegliare e correggere la tua coscienza e per esortarti a riceverlo nella tua vita e ad aderire a lui per sempre, per una vita eterna. Perciò, all'inizio, la preghiera richiede uno sforzo notevole contro la natura della carne e dell’”io” terreno, che non vogliono perdere nessuno dei piaceri di questo mondo in vista di un’altra vita che non procurerà loro alcun vantaggio.
Se la tua preghiera è perseverante e arriva a sottomettere allo spirito la natura della carne in modo tale che ogni tentativo da parte di quest’ultima di sfuggire, di sottrarsi per pigrizia, di differire o di resistere all'appello dello Spirito sia completamente spezzato dalla preghiera, ciò testimonia sicuramente la vittoria dello spirito e il completo dominio di Dio sull'anima. La preghiera diventa allora il segno evidente che si è realizzata con successo una comunione con il Signore e l’inizio di un’unione con lui, sul piano della sua volontà, del suo desiderio e della sua obbedienza totale al Padre.
E questo si manifesta con un amore che disprezza le sofferenze, fino alla morte. La preghiera di comunione o di unione con il Signore non fa parte delle opere di questo mondo. E il tempo che le consacri non fa parte delle ore di questo mondo. Sono dei bagliori fugaci durante i quali puoi godere già del regno di Dio in anticipo. Avvertirai interiormente con certezza la presenza spirituale del Signore Gesù, come una vita eterna che si riversa in tutto il tuo essere, come una luce che risplende nel mezzo delle tenebre, le tenebre delle passioni, delle tentazioni del mondo, della malvagità dell’uomo e dell’impero del demonio.

La preghiera ti trasforma fin nel più profondo del tuo essere

La preghiera frequente, a cui ti dedichi nelle varie ore del giorno e della notte in cui la chiesa ti invita a pregare, come pure ogniqualvolta ti senti spinto dallo Spirito santo, è uno dei mezzi più efficaci che possiedi per rinnovarti trasformando la tua mente (cfr. Rm 12,2).
Questa verità è manifesta a chi è iniziato al mistero di Cristo. Se preghi spesso, di giorno e di notte, venti, trenta volte, ogni qualvolta lo Spirito ti ispira parole d’amore, fosse pure per soli cinque minuti o addirittura per un solo minuto, questa preghiera assidua opera, nel più profondo della tua mentalità, del tuo cuore, del tuo carattere e del tuo comportamento, un mutamento fondamentale. Tu stesso non ne prendi facilmente coscienza, ma chi ti è vicino può notarlo senza difficoltà.
Quando volgi lo sguardo a Cristo con perseveranza nella preghiera, la sua immagine mistica e invisibile si imprime segretamente nel tuo essere interiore. Ricevi allora le sue qualità, vale a dire il riflesso della sua infinita bontà e dolcezza, e la “luce del suo volto” (Salmi 4,7) . È a proposito di questa trasformazione che Paolo dice: “Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi” (Galati 4,19). La frequenza del tuo dialogo con Cristo nella preghiera fa sì che la sua immagine sublime si imprima segretamente in te senza che tu nemmeno lo sospetti. “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2Corinzi 3,18).

Don Dolindo Ruotolo e gli Angeli

di Don Marcello Stanzione
Don Dolindo (1882-1970) quinto degli undici figli di Raffaele Ruotolo, matematico, e di Anna Valle, nobildonna proveniente da una famiglia decaduta di origine spagnole, nacque a Napoli nel popolare quartiere Forcella. Il matrimonio dei genitori non resse a lungo e sfociò ben presto in una dolorosa separazione a causa dell’asprezza del carattere del padre e della sua proverbiale avarizia che si scontravano con le abitudini signorili della madre e la sua dolcezza.
In una poderosa autobiografia di due volumi Don Dolindo ha raccontato come il suo nome, che significa “dolore” venne coniato dal padre e come “profeticamente” la sofferenza (per le numerosissime umiliazioni, ma anche per le ristrettezze economiche e la fame) fu l’elemento che contraddistinse tutta la sua esistenza, compreso il periodo del seminario e quello sacerdotale.
Conobbe San Pio da Pietralcina al quale spesso fu assimilato, ma se quest’ultimo mostrava visibilmente sul suo corpo i segni del Calvario di Cristo, Don Dolindo li serbava nell'animo e per questo venne anche identificato come “un novello Apostolo del dolore interiore”. Entrambi subirono a più riprese gli attacchi del Santo Uffizio con l’impedimento di officiare la messa in pubblico per un certo tempo, ebbero il dono della profezia, il carisma della massima ubbidienza alla Chiesa e accettarono in tutto e per tutto  la Volontà Divina nella più profonda umiltà. Con lo pseudonimo di Dain Cohenel fu un instancabile e raffinato letterato (si ricorda soprattutto il poderoso Commento alla Sacra Scrittura di ben 33 volumi), inoltre fu pure un brillante musicista, cantore e organista, un fantastico predicatore, un servo di Dio che spese tutta la sua vita in povertà per il prossimo, privilegiando i ceti meno abbienti soprattutto di una città tanto problematica come Napoli dove trascorse la maggior parte della sua esistenza, portando avanti il suo ministero in quasi tutte le parrocchie dove fu comandato.

A Scuola di preghiera con Padre Andrea Gasparino: "La Messa, cena del Signore" (10 video)

Nella Messa c’è lo spettatore e c’è l’attore. Lo spettatore è colui che paga un biglietto, ma non soffre un dramma. La Chiesa alla Messa non vuole spettatori, vuole attori. Sentite come parla il Concilio Vaticano II nella Costituzione sulla Sacra Liturgia: “La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede. [...] Offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell'unità con Dio e tra di loro, di modo che Dio sia finalmente tutto in tutti» (Sacrosanctum Concilium, 48).
La Chiesa non ci vuole a Messa come «muti spettatori» per il semplice motivo che l’Eucaristia non è uno spettacolo da vedere, è invece un’azione da vivere. Nella Messa noi siamo i personaggi in azione, protagonisti con Cristo, tutti, dal prete all'ultimo fedele. Cristo fa la parte primaria; il prete gli impresta i movimenti, la parola, si china sul pane come ha fatto lui nella cena, gli impresta i gesti, la voce per ripetere tutto quello che lui ha fatto, tutte le parole che ha detto.

Le preoccupazioni: come presentarle nella preghiera?

La preghiera non è l’occasione per domandare a Dio ciò che concerne la carne (cfr. Romani 8,7; Giacomo 4,3), ciò che ottiene il benessere, che facilita il tuo lavoro e procura il successo alle tue iniziative temporali.
La preghiera invece è l’occasione per lo spirito di accedere al regno, è la finestra luminosa attraverso la quale contempli già la vita eterna, verso la quale sarai rapito dopo aver restituito il tuo corpo alla polvere, mentre tutti i tuoi lavori e tutte le tue attività saranno terminate per sempre. Tutto ciò che ti preoccupa sulla terra è effimero, a differenza della preghiera. Ogni minuto trascorso in preghiera viene dall’eternità, in quanto è partecipazione alla preghiera eterna di Cristo [In quanto è partecipazione alla preghiera di Cristo; cfr. sopra il paragrafo “La preghiera e il tempo”.] e vi fa ritorno.
Devi quindi presentare le tue preoccupazioni nella preghiera in una prospettiva spirituale. Vale a dire che tutte le tue necessità materiali, le attività, le responsabilità e le preoccupazioni devono da te essere presentate a Dio nella preghiera, affinché egli le spogli della loro forma mortale, effimera, e le rivesta di un carattere divino, rendendole conformi al suo disegno di benevolenza, e siano così santificate.
Nella preghiera non devi chiedere che i tuoi lavori siano prosperi, che le tue iniziative abbiano una buona riuscita e si accrescano, cosi da ricavarne una gloria terrena e una buona reputazione, oppure la tranquillità e il benessere materiali.

La preghiera, invito divino al ritorno della creatura esiliata

La preghiera autentica, nella quale hai accesso al Padre e parli alla sua presenza, non è un semplice atto umano: è essenzialmente un invito divino, al quale tu non fai che rispondere. Dio è sempre e in ogni tempo disposto a riceverti e non cessa di invitarti a venire a lui: “Tutto il giorno ho steso le mani...” (Romani 10,21).
“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Matteo 11,28). “Colui che viene a me, non lo respingerò” (Giovanni 6,37). Perché Dio si rallegra di averti accanto a sé; e, se possibile, in modo permanente.
Quando stai dinanzi a Dio, alla sua presenza, realizzi di fatto il ritorno della creatura esiliata verso il seno del suo Creatore, il ritorno di Adamo nel paradiso. Così la preghiera è, di per se stessa, una riparazione per le lunghe ore passate lontano da Dio, in mezzo alle preoccupazioni della terra e agli affanni della vita temporale (cfr. Luca 21,34). Per sua natura, la preghiera rappresenta un ritorno a Dio, una vera conversione.
Dio, un tempo, ha cacciato Adamo dalla sua presenza, ed ecco che ora ti chiama senza sosta, “tutto il giorno”, a entrare alla sua presenza e a restare con lui. Una volta che sei entrato presso di lui mediante la preghiera, Dio desidera che tu non ne esca mai più. Perciò la preghiera autentica, che è riuscita a rispondere al desiderio pieno di benevolenza di Dio, deve continuare segretamente in fondo al cuore, con uno scambio senza parole, anche dopo che hai lasciato il luogo della preghiera. Puoi allora andare alle tue diverse occupazioni, ma intanto la preghiera non cessa il suo lavoro segreto all'interno del tuo cuore.

Come invocare lo Spirito Santo?

Lo Spirito santo è di una semplicità estrema. Egli risponde subito al tuo appello, per poco che tu lo invochi con cuore sincero, pieno di fede e di semplicità. È sufficiente che lo inviti semplicemente a venire – come farebbe un bambino semplice e innocente – perché egli ascolti e risponda.
Nella preghiera di Terza la chiesa ci insegna a invocarlo con queste parole: “Degnati di venire a dimorare in noi”. [Citazione del tropario dell’ora di Terza. Il testo copto di questa preghiera allo Spirito santo è leggermente diverso dal greco: “Re celeste e Consolatore, Spirito di verità presente in ogni luogo, tu che riempi tutto l’universo, Tesoro di tutti i beni e Sorgente della vita, degnati di venire a dimorare in noi, purificaci da ogni macchia, o Buono, e salva le nostre anime”.]
Lo Spirito santo viene nel cuore ripieno di una fede semplice e fiduciosa nella misericordia di Dio. La venuta dello Spirito non è accompagnata da alcuna sensazione materiale. Egli non trova riposo in mezzo a grida o nel disordine, e neppure in un cuore duro, ingiusto, pieno di rancore, di collera o di sufficienza.
Ugualmente, non trova riposo nell'uomo “mondano”, cioè attaccato alle cose di questo mondo (cfr. Giacomo 4,4;1 Giovanni 2,15), attirato dalla bellezza effimera o ambiziosa della gloria di questo mondo. Lo Spirito santo ama e incoraggia la preghiera del povero che è riconoscente verso Dio, così come quella del ricco amico dei poveri: egli è il Consolatore degli inferiori oppressi e dei superiori misericordiosi, la Luce degli afflitti e la Vita di coloro che si prodigano a servizio dell'Evangelo e per amore dei piccoli e degli umili.

A Scuola di preghiera con Padre Andrea Gasparino: "La preghiera del cuore" (8 video)

La preghiera è come la grande autostrada verso Dio.
C’è la corsia di ingresso e per i mezzi lenti (= preghiera vocale attenta), parti di lì, poi c’è la corsia del grande traffico stradale, la corsia della velocità (= preghiera di ascolto, la preghiera che si fa ascolto di Dio), e poi c’è la preghiera la corsia di sorpasso, la corsia dell’alta velocità (= preghiera del cuore, interiore, di silenzio).
Si parte dalla preghiera vocale attenta, il primo passo, però bisogna arrivare all’ascolto di Dio, è lì che scorre il traffico. Gran parte dei cristiani non arriva a questa, corsia di centro, preghiera e così spiegata la vita cristiana fiacca che non arriva alle decisioni.
Poi bisogna imparare l’arte della preghiera del cuore. Qui si forma il cristiano profondo. Ci vuole buona volontà e una macchina buona. Chi tende alla preghiera del cuore tende alla preghiera della santità, vuole fare della sua vita un capolavoro di Dio, la scelta della santità, che la nostra vita diventi adesione perfetta e costante alla volontà di Dio.
Qual'è la più bella forma della preghiera del cuore?

Lo Spirito Santo grida nel tuo cuore

Lo Spirito santo sa quali sono le domande opportune e gradite a Cristo e al Padre. A lui solo spetta il compito di guidare la tua preghiera, di determinarne la durata e il momento opportuno, di esortarti alla preghiera. È lui che ti ispira le parole e che ti infonde nel cuore l’ardore spirituale e lo zelo. È lui che ti pervade di afflizione e ti fa pregare con gemiti e lacrime, con un cuore spezzato, come se fosse lui stesso ad avere bisogno della misericordia del Padre e della mediazione di Cristo.
Egli grida nel cuore verso il Padre e verso Cristo con “gemiti inesprimibili” (Rm 8.26), cioè con gemiti potenti e sinceri che tu non puoi tradurre in parole, perché sorpassano l’intelligenza per il loro fervore, la loro profondità e la loro autenticità.
Affidarti allo Spirito santo equivale quindi a pregare incessantemente senza stancarti, poiché egli ti dà la forza di perseverare con fervore nella preghiera – in piedi, in ginocchio o prostrato – senza essere mai sazio.
Lo Spirito santo conosce i tuoi bisogni spirituali e sa quali sono le tue possibilità materiali quanto al tempo. Perciò, se sei timorato di Dio, egli ti accorda la pienezza della preghiera e la sua durata, in modo che la tua anima ne sia pienamente saziata, senza che tuttavia ne risentano i vari compiti e responsabilità.
Nel più breve lasso di tempo ti accorda le grazie più ricche e più preziose; e ti fa terminare la preghiera al momento opportuno. Se, invece, la tua preghiera non è guidata dallo Spirito santo, allora ne esci senza essere consolato, senza avere né la pace interiore né la gioia del cuore, come se la tua preghiera non fosse giunta all'orecchio di Dio.

Cristo partecipa alla tua preghiera

Cristo ascolta la tua preghiera. Anzi, molto di più: vi prende parte in modo effettivo. Senza Cristo la tua preghiera non può assolutamente trovare accesso al Padre. È grazie alla mansuetudine di Cristo, al suo amore e alla sua umiltà che tu avanzi con sicurezza verso il Padre, facendo affidamento unicamente sul sangue divino versato per la tua riconciliazione e la tua giustificazione. Cristo è dunque personalmente presente alla tua preghiera; è lui che la presenta al Padre avvalorandola con il suo merito.
La preghiera quindi non è un’opera unilaterale da parte tua. Tutto ciò che pronunci nella preghiera non ha valore se Cristo non dice “Amen”, se cioè non lo avvalora presso il Padre con il suo merito, sostenendo la tua debolezza e intercedendo per i tuoi peccati.
Perciò, durante la preghiera, devi essere cosciente di questa partecipazione effettiva di Cristo. Non sei libero, quindi, di cominciare, di continuare o di terminare la preghiera a tuo piacimento.
E' alla sequela di Cristo che accedi alla preghiera, è con la bocca di Cristo che innalzi la supplica, è per il suo sangue che riprendi coraggio, per la sua giustizia che speri di essere esaudito, per il suo amore che ti rivolgi al Padre come al tuo beneamato, in virtù dello Spirito del Figlio.

A Scuola di preghiera con Padre Andrea Gasparino: "Maestro insegnaci a pregare" - Anno 2000 - 2001 (17 video)

Gesù ha dettato una regola importante prima della preghiera: perdonare. Sono due i testi che contengono questo insegnamento chiaro di Cristo:
Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati (Mc11,25).
Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono" (Mt5,23-24).
Gesù ci insegna che il perdono va concepito come introduzione alla preghiera. Spesso la nostra difficoltà a perdonare deriva da un grossolano errore che facciamo, quando confondiamo il sentire col volere. Gesù Cristo non ci chiede di non sentire le offese, giacché Dio ci ha fatti sensibili, Gesù parla di volontà di perdono. La volontà di perdono possiamo comandarla , mentre la sensibilità no. Quindi, se la volontà di perdono è sempre possibile, la sensibilità ferita non sempre rimargina con facilità e prontezza.

La preghiera e il tempo

Cristo è entrato nel mondo attraverso l’incarnazione. La fede ortodossa confessa l’unità di natura del Verbo incarnato [secondo la formula di san Cirillo di Alessandria], vale a dire l’unione perfetta che si è operata in lui fra il divino e l’umano. Di conseguenza, Cristo ha unito in se stesso le azioni umane temporali, il tempo, alla sua divinità eterna.
Tutto ciò che Cristo ha praticato nella propria carne – la preghiera, le opere di misericordia e di compassione, come anche le sofferenze redentrici assunte sulla croce – tutto ciò ha ricevuto in lui una dimensione divina eterna. In altre parole, il tempo si è unito all'eternità nella persona di Gesù Cristo.
Unirsi a Cristo mediante la preghiera significa in realtà glorificare il tempo, santificarlo; significa glorificare l’azione umana in quanto tale e santificarla, perché vuol dire conferirle, in Cristo, un’eterna dimensione divina.
La preghiera autentica è un vero “riscatto del tempo” (Efesini 5,16), perché trasforma il tempo morto in un’opera divina eterna. Perciò l’accesso alla preghiera autentica si accompagna necessariamente a una liberazione rispetto alla percezione del valore umano e materiale del tempo. Il movimento dell’orologio deve lasciare il posto al movimento dello spirito. Nella preghiera il tuo spirito è chiamato a entrare in comunione con gli spiriti dei santi nell'eternità, perché avvicinandoti a Cristo ti avvicini necessariamente al Regno dei Cieli.

L’ascesi del corpo e l’ardore dello spirito

L’ascesi del corpo, prima e durante la preghiera, è necessaria perché l’anima prenda pieno slancio in una preghiera fervente. A ciò puoi arrivare attraverso due tipi di approccio.
Il primo è negativo: le numerose prostrazioni, il digiuno, il silenzio, la sobrietà e la semplicità del vestito.
Il secondo è positivo: consiste nell'offrire a Cristo, dal profondo del cuore, un amore sincero, espresso con parole di affetto, di desiderio, con un dialogo del cuore che non cessa né di giorno né di notte, sostenuto da una meditazione attenta delle sue parole e dei suoi precetti.
Ciò significa che il fervore della preghiera è condizionato nello stesso tempo dall'ascesi del corpo e dall'ardore dello spirito. Un solo elemento non sarebbe sufficiente, perché ciascuno attiva l’altro.
L’ascesi del corpo prepara l’ardore dello spirito e l’ardore dello spirito facilita l’ascesi del corpo: insieme custodiscono la tua preghiera al riparo dall’acedia [pigrizia spirituale e senso di malinconica inutilità n.d.r.], dalla stanchezza, dalla tiepidezza spirituale e dalla dispersione dell’attenzione.