C’è un proverbio che dice: “Il denaro è la radice di ogni male”. Avarizia, corruzione, egoismo, ingiustizia, povertà, sfruttamento, oppressione, guerra, odio, crimine, divisione – tutto questo viene causato dal “denaro”. E se riflettiamo onestamente sulla nostra esperienza personale nel aver a che fare con il denaro, non è difficile confermare la verità di questo proverbio. Sentiamo continuamente lamentele su questo tema nell'arena politica, nel contesto degli affari, nelle corporazioni, e perfino nella Chiesa. Ovviamente, il denaro, in sé e per sé, non è un male; però, il suo cattivo uso o l’abuso del denaro (anche quando lo si giustifichi in modo intelligente) porta a una grande forma di disuguaglianza e disparità, di povertà e divisione tra nazioni, gruppi, famiglie e comunità, includendo in questo anche la vita religiosa. Inoltre, come ovvio, quanto più uno ne ha, tanto più ne vuole: è un circolo vizioso!
Per noi, Passionisti, questa questione tocca il cuore del nostro voto di povertà e della vita comunitaria che siamo chiamati a vivere. Le Costituzioni ci ricordano al n. 14 che: “Nello spirito di povertà, rinunciamo con voto a disporre liberamente delle nostre proprietà personali … inoltre promettiamo di dipendere, in forza del voto, dall'autorità competente nell'usare e disporre dei beni temporali”. Uno degli aspetti della povertà evangelica è la “dipendenza”: dipendenza dagli altri e dipendenza da Dio.
