Risplende la Regina, Signore, alla tua destra
Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; Sal 44 (45); 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56.
L’Assunzione della Madonna ci invita a celebrare il transito di Maria alla luce del testo evangelico che la canta quale dimora di Dio, Arca dell’alleanza recante in sé, nel proprio corpo, la presenza di Dio, e che con il Magnificat fa memoria del passaggio di Dio nella vita della sua umile serva. Maria come l’Arca dell’alleanza è la vera abitazione di Dio sulla terra. San Luca, presentando Maria in cammino verso la montagna, non può non ricordare il cammino dell’Arca ai tempi di Davide. Un giorno il re decise di trasportarla da Baalà di Giuda a Gerusalemme. Durante il cammino Uzzà stese la mano verso l’Arca e la sostenne, perché i buoi vacillavano, e restò fulminato sul posto. Spaventato, il re disse: “Come potrà venire da me l’arca del Signore?” (2Sam 6,9).
Nel brano evangelico odierno ascoltiamo Elisabetta che dice: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?” La somiglianza delle due frasi è evidente. Vediamo poi che Davide non volle trasferire l’Arca presso di sé, ma la fece dirottare in casa di Obed-Edom, dove rimase tre mesi e, aggiunge il testo: “Il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa” (1Sam 6,11). Anche qui troviamo un parallelismo con l’evento narrato da Luca: Maria portò Gesù e “rimase circa tre mesi” e così fu benedetta la casa di Zaccaria.
Elisabetta, la sterile, e Maria, la vergine, si abbracciano nello stupore del Dio che opera ciò che umanamente è impossibile. Elisabetta aveva lodato Maria. Maria, invece, riconosce che tutto è opera di Dio e come Maria, la profetessa, sorella di Mosè, dopo il passaggio del Mar Rosso (Es 15,21), come Anna, dopo il dono della maternità (1Sam 2,1-10), anche la Madre di Gesù innalza la sua lode all’Altissimo.


